Dopolavoro Comunale

Febbraio 2023.

Premessa

Di questo luogo avevo notizie già dal 2017, ma per le solite vicissitudini, non mi mossi per tempo. Tentammo la prima volta di esplorarlo nel 2022, ma trovammo gli accessi ben chiusi. Dopo poco meno di un anno, complice un’altra esplorazione in zona, decidemmo io e M.D. di ritentare la sorte e questa volta fummo decisamente molto più fortunati.

Storia

Si tratta di un locale dopolavoro costruito in epoca fascista, che comprendeva un cinema, una sala bar-ristorante con spazi per la socializzazione; in seguito vi si insediò anche un locale notturno. Tutto è stato abbandonato negli anni ottanta.

Esplorazione

Ricordo molto bene la sensazione di soddisfazione nell’entrare finalmente in quel luogo così desiderato e l’emozione di trovarsi di fronte dal vero il famoso palco con il tendone a righe rosa e azzurre. Sono ormai rimaste poche poltroncine nel cinema in platea, ma rimane comunque una visione molto appagante.

Procedendo verso il retro del fabbricato arriviamo in un ambiente completamente arancione, dove probabilmente c’era la biglietteria del cinema e un piccolo bar per gli spettatori. Molti oggetti non sono ovviamente al loro posto e si intuisce l’assenza di molti altri, ma si percepisce comunque l’atmosfera genuina che si poteva trovare ancora negli ultimi anni di attività.

Una scala, abbondantemente illuminata da grandi finestre dai vetri opachi, ci invita a salire o a scendere per scoprire il resto dell’edificio. Ovviamente iniziamo dall’alto e raggiungiamo un piccolo foyer o forse meglio dire un pianerottolo, che anticipa l’ingresso alla galleria del cinema. Qui troviamo la famigerata insegna “CINE” che ho visto negli anni viaggiare su e giù per il teatro, grazie agli esploratori che non tengono le mani in tasca. È stata posizionata dietro a tre seggiolini del cinema e così sia. Un precario lampadario con globi pendenti di vetro opalino campeggia sopra alla scala, stagliandosi di fronte alla finestra che ci illumina sempre più, man mano che il sole del mattino si alza.

La galleria purtroppo è stata privata di tutti i sedili, non sappiamo che fine abbiano fatto. Ce ne sono un po’ qua e un po’ là nei vari locali ma dovevano essere molti di più. Una porta laterale conduce ad una piccola scala secondaria che scende e ai servizi igienici per gli spettatori. Dopo aver scattato diverse foto, torniamo giù per la scala principale, proseguendo fino al piano inferiore.

Raggiungiamo una porta vetrata con le insegne TELEVISIONE, BAR CAFFE’ e BILIARDO. Superata questa porta ce n’è un’altra con l’insegna COLAZIONI PRANZI e altri quattro seggiolini del cinema. All’interno della stanza successiva c’è il bancone di un bar, con ancora qualche bottiglia e bicchiere. In un piccolo stanzino buio troviamo qualche rivista degli anni ’60 e dei documenti riportanti gli spettatori registrati per le varie proiezioni datati nell’immediato dopoguerra.

Troviamo poi in un’altra parte dell’edificio quello che rimane di un locale notturno anni ’80-’90, con una piccola sala da ballo circondata da stanzette privée, poltroncine, un grande acquario ed una scaletta a chiocciola che conduce alla cabina del disc-jockey. Nel retro c’è il locale cucina, con un vecchio frigorifero “Kelvinator” e la locandina di uno dei film proiettati all’epoca nel cinema, “La casa di Mary”, horror del 1982.

Infine raggiungiamo il locale del dopolavoro vero e proprio, un salone con tavolini, sedie, un piccolo palco e un pianoforte a muro. Possiamo immaginare momenti felici tra balli, musica e divertimento nell’atmosfera del boom economico. Attaccato ad un muro resiste un cartello che invita i cavalieri ad indossare la giacca. Anche qui ci sono altre poltroncine del cinema, sedie, arredi e registri degli incassi della sala di proiezione, in questo caso del 1970. Il film che ebbe maggior successo nel giugno di quell’anno fu il film “Chimera”, dove recitava nel ruolo del protagonista un giovane Gianni Morandi.

Ci inoltriamo nelle viscere dell’edificio fino al locale caldaie per poi trovarci sul palcoscenico. In alto, appese al soffitto ci sono le passarelle di legno usate per la manutenzione delle luci, dei sipari e delle scenografie. A terra giace il pannello di marmo, rotto, che ospitava i comandi e le spie per il controllo dell’illuminazione di scena. Una sedia mezza rotta rimane in piedi su tre gambe in un equilibrio precario davanti ad una finestra con una tenda sporchissima, che sembra prendere fuoco grazie ai raggi del sole che la attraversano. Tendaggi e strutture penzolano dall’alto mentre dobbiamo fare attenzione a camminare sulle assi di legno scricchiolanti e traballanti. Scattiamo un’ultima foto alla platea e alla galleria da questo punto privilegiato, riservato una volta ai protagonisti. Come attore principale qui è ormai rimasto solo il tempo e noi continuiamo a seguire affascinati il suo fondamentale ruolo.

Conclusioni

Un luogo assolutamente ricco di ambientazioni diverse tra loro e ovviamente di fascino. Un posto quasi unico nella scena urbex, che sono davvero contento di aver potuto esplorare e di aver trovato in condizioni ancora tutto sommato abbastanza buone.

Le foto qui presenti risalgono a Febbraio 2023.