Castello A. V.
Febbraio 2023.
Premessa
Questo castello era già stato esplorato dai membri di Lost Italy nel lontano 2009, ancora agli albori dell’Urbex in Italia. Rimasto per anni un po’ ai margini dei circuiti più frequentati dagli Urbex, meritava di essere esplorato in una fredda e limpida mattina invernale.
Storia
Le origini del castello risalgono a circa seicento anni fa. Fu trasformato in residenza signorile nel corso del tempo e faceva parte di un feudo dedicato alla coltivazione del riso.
Esplorazione
Finalmente una mattina davvero invernale, con il termometro dell’auto che segna -5 °C quando parcheggio a debita distanza dal mio obiettivo. Il piccolo paese dorme ancora, a parte i cani che sento abbaiare dai cortili, probabilmente avendomi già sentito dalla distanza. Non ero molto sicuro del percorso da seguire per entrare, dato che avevo informazioni molto vecchie, ma alla fine riesco a trovare la giusta via. Fortunatamente è inverno, perché in estate l’accesso sarebbe stato reso complicato dalla vegetazione e probabilmente dalla presenza di acqua nel fosso che ho dovuto attraversare.


Sono nel grande cortile, l’erba è ricoperta di brina e l’atmosfera sembra tranquilla. Devo fare poco rumore comunque, perché una parte del castello confina con una corte abitata. Una porta spalancata mi invita ad entrare e inizio a fotografare il piano terra. Ci sono delle camere da letto piuttosto malridotte ma parecchio affascinanti, tra tutte quelle con il famoso divanetto chaise longue e tavolino.

Raggiungo una stanza nell’angolo della costruzione dove probabilmente qualcuno ha sistemato due poltrone rosse di fronte ad un vecchio televisore per arredare una sorta di salotto. Ci sono anche il mobile di una macchina da cucire Singer e un vecchio aspirapolvere.

Percorro un corridoio finestrato, ci sono dei tavoli pieni di bottiglie di vetro vuote e chiuse con pezzi di carta di giornale. Raggiungo una grande cucina, molto luminosa. Si affaccia proprio sulla corte abitata, per cui devo fare attenzione ai rumori e a passare davanti alle finestre. I mobili della cucina in metallo e gli elettrodomestici suggeriscono che risalgono agli anni ’50 o ’60 del secolo scorso.


Una spessa e vecchia porta in legno conduce ai locali agricoli del castello. Depositi con damigiane, attrezzi e un passaggio che conduce al grande mulino metallico, ormai mangiato completamente dalla ruggine, che un tempo girava grazie all’acqua della roggia sottostante, azionando i macchinari per la lavorazione del riso all’interno dell’edificio.
L’esplorazione continua in grandi ambienti dalle volte in mattoni probabilmente adibiti a magazzini, ormai vuoti, a parte una vecchia bicicletta e un rudimentale carrellino in legno.


Torno nella parte adibita ad abitazione e salgo una scala che mi porta al primo piano. Lungo il corridoio mi imbatto in un paio di camere da letto dalle pareti azzurre, una delle quali era stata ridipinta in rosso con dei motivi floreali. Una grande stufa in ceramica è incastonata in un’apertura nella parete che divide le due stanze, forse in questo modo le poteva scaldare entrambe.


Il corridoio è interrotto da un’enorme voragine sul pavimento, causata dal crollo del soffitto e del tetto soprastante. Purtroppo questo enorme buco è proprio di fronte alla porta che conduce alla scala della torretta del castello, per cui decido che non ci salirò. Non è tanto la salita a spaventarmi quanto la discesa, perché mi troverei su una vecchia scala in legno molto ripida che finisce su un salto di 4-5 metri. Troppo rischioso. Per fortuna c’è un’altra scala che raggiunge il primo piano dalla parte opposta del corridoio, quindi posso raggiungere in relativa sicurezza le stanze al di là del buco. I gradini della scala padronale sono in marmo bianco; le pareti, dipinte anch’esse di bianco, sono decorate con sottili righe che imitano lastre di marmo con leggere venature rosa.
Le altre stanze che incontro sono decisamente interessanti. In una giace una vecchia poltrona senza schienale, marcia e sbilenca; poco distante, su di un tavolino prossimo al crollo, c’è un grande televisore marca Irradio. Appoggiata ad una parete c’è la sponda smontata di un lettino per bambini, con una tenera stoffa decorata da disegni di cani a pois rossi. Oltrepassato un bagno un po’ angusto, trovo una camera da letto con il soffitto crollato al centro e un alberello cresciuto sul pavimento fino ad uscire dal tetto soprastante.



Proseguo nell’esplorazione del primo piano e finisco nell’altra ala della costruzione, dove entro in un salone arredato da grandi librerie ormai semivuote. Al centro della stanza giace un divanetto zoppo e malconcio. A terra e sugli scaffali ci sono ancora numerose riviste e libri che vanno dagli anni ’30 agli anni ’60, oltre che diversi spartiti musicali. Dalle pareti penzolano brandelli di due diverse carte da parati che probabilmente erano state sovrapposte nel corso degli anni. Rimango diversi minuti a sfogliare le vecchie riviste, affascinato dalle vecchie pubblicità e dalle foto in bianco e nero.







È la volta di una stanza completamente vuota con solo un piccolo scaffale in un angolo dove giacciono altri libri coperti di polvere e ragnatele; anche qui il tetto è crollato in un punto, portandosi via il pavimento sottostante. Un’altra piccola stanza vuota si fa notare per le pareti decorate da piccoli affreschi di forme geometriche e per la griglia metallica vicino al pavimento per favorire la ventilazione e il riscaldamento.
Prima di scendere nuovamente al piano terra salgo fino al sottotetto da dove posso avere una bellissima vista del resto del castello e della torretta in cui non sono potuto salire in precedenza. Provo ad avanzare tra travi crollate e tegole per capire se ci fosse un altro ingresso alla torre ma ad un certo punto sono costretto a tornare indietro perché è impossibile avanzare e troppo pericoloso.

Giunto nuovamente al livello più basso rifaccio il giro degli ambienti visti all’inizio, dato che nel frattempo il sole si è alzato ed ora c’è più luce per le fotografie. Torno all’esterno, nel cortile e fotografo le facciate dell’edificio, in particolare una targa in marmo attira la mia attenzione; nel rettangolo superiore sembra esserci un uomo con un’arma in mano, sotto dei fregi e uno scudo con degli stemmi araldici e infine una lunga frase in latino. Nel quadrato inferiore c’è una bilancia sopra ad una clessidra alata, posata a sua volta su di un teschio, affiancata da due angioletti che si appoggiano su delle fiaccole accese nella parte inferiore. Sicuramente si tratta di simboli richiamanti la giustizia e l’equità, il tempo che passa, la mortalità umana; anche le fiaccole capovolte possono simboleggiare la fine della vita terrena.

Raggiungo la dépendance. Dove qualche anno fa giacevano dei calessi (ho visto le foto) ora c’è una vecchia Peugeot 104 parecchio malconcia. Si capisce ancora chiaramente che l’edificio aveva la funzione di stalla per i cavalli.


Una parete è attrezzata con una specie di grande attaccapanni per briglie, selle e finimenti; l’ambiente retrostante che ospita i box per i cavalli è stato usato come deposito per masserizie e vecchi elettrodomestici. L’elemento più affascinante è una bellissima scala a chiocciola in ferro battuto che conduce a una stanza nel sottotetto completamente vuota.



In un altro stanzino dove probabilmente venivano riposti i finimenti per i cavalli c’è un oggetto che non sono riuscito proprio ad identificare, ossia un grande cerchio di tela traforata con decoro centrale. Forse una tenda da sole? Un setaccio per il riso? Resta un mistero.

Proseguo all’esterno, nel giardino e raggiungo l’ingresso dei locali dove veniva lavorato il riso, dove mi trovavo prima. Sopra al portone, sull’arco di cemento si legge ancora la scritta “brillatoio da riso”. In un angolo, vicino al muro di cinta giacciono, ancora in piedi, due biciclette quasi completamente arrugginite, probabilmente lì ad aspettare da decine di anni.

Non c’è altro da esplorare, così cerco e trovo il passaggio nella vegetazione attraversato qualche ora prima, che mi riporta nel mondo attuale.
Conclusioni
In questo castello ho respirato una bella atmosfera. Mi è decisamente piaciuto per l’abbondanza di locali anche molto diversi tra loro, per i numerosi oggetti ancora presenti e per l’assenza di evidenti furti o vandalismi. Non so dire per quanto tempo sarà ancora esplorabile perché il decadimento sta avanzando velocemente e i crolli non possono che aumentare.
Le foto qui presenti risalgono a Febbraio 2023.
