Castello B.
Marzo 2023.
Premessa
Come ultima esplorazione di una lunga giornata già piuttosto proficua, decisi di provare questo castello che avevo scoperto grazie agli indizi lasciati dal solito Youtuber. Dal suo video si capiva anche il tragitto da seguire per entrare, quindi sono andato a colpo sicuro.
Storia
Si tratta di un castello originario del quattordicesimo secolo, che domina da una piccola altura il piccolo paese e le campagne circostanti. Nell’ultimo periodo sembra fosse usato come abitazione privata.
Esplorazione
Quando oltrepasso la porta aperta mi trovo sotto ad un portico in un piccolo cortile. Tra la vegetazione scorgo una panchina in pietra e una piccola piscina, o forse solo una grande fontana, chissà. In una nicchia del muro è stata dipinta una ragazza che si appoggia al davanzale come se guardasse dalla finestra.

La porta d’ingresso dell’abitazione è aperta, per cui entro e attraverso un salone con camino. La stanza è buia e ingombra di contenitori metallici, che forse stavano venendo predisposti per un trasloco. Il locale di fianco invece è decisamente più interessante, si tratta di uno studio con scrivania, libreria e pianoforte a muro Il soffitto è stato coperto con pannelli di polistirolo. Dove uno di questi è crollato si intravede il soffitto originale affrescato, anche quello purtroppo ceduto, con le travi del piano superiore ormai scoperte. La grande parete di fronte alla finestra è ricoperta con una carta da parati che riproduce l’antica mappa di una città. Uno dei pannelli nasconde anche una porticina segreta, che al momento non ricordo dove conducesse, ma mi sembra fosse solo una scorciatoia per una stanza retrostante. Sulla scrivania c’è un’iMac G3 arancione, che in altre foto viste online ho visto viaggiare nei diversi ambienti. Già tanto che non fosse sparito o stato sfondato.

La stanza successiva è un salottino con divano e poltrone in velluto a coste verdi, un caminetto e un tavolino bar con ruote. Sul tavolo c’è un vecchio gioco con roulette e fiches tra cartoline e libri lasciati in disordine da chi mi ha preceduto. Il muro è ricoperto da una tappezzeria marrone e sulla mensola di uno scaffale libreria vedo una cornice contenente una fotografia. Mi fermo a guardarla con attenzione. Sono ripresi un ragazzo e una ragazza tra i venti e i trent’anni, lui sdraiato e lei seduta su un pavimento realizzato con vecchie tavole di legno, dietro di loro un muro con un pannello quadrato inchiodato ad esso. Che la foto sia stata scattata nel castello stesso? Difficile dirlo. Lui guarda di sottecchi oltre l’obiettivo della macchina fotografica, da sopra le braccia appoggiate sullo stomaco. Lei ha le mani intrecciate e guarda lateralmente, sembra stia aspettando qualcosa; di fianco a lei c’è una lattina di Coca Cola. I due sono distanti, non si guardano, eppure si intuisce che tra loro c’è qualcosa. Continuo a curiosare nel salotto, c’è un vecchio televisore Mivar appoggiato su di un mobiletto che contiene ben tre videoregistratori VHS. Trovo delle incongruenze cronologiche, ci sono dei segni di vita non così lontani nel tempo eppure questo salotto sembra essere fermo ai primi anni novanta.


Esco da un’altra porta e mi trovo in un corridoio dal soffitto molto alto, con diversi dipinti sui muri; alcuni sono solo dei frammenti, come se fossero vecchi affreschi recuperati con un restauro. In realtà lo stile non sembra troppo antico, non sono proprio in grado di datarli. Ad un certo punto il corridoio si allarga e qui sono stati accumulati – e disposti ad arte da qualche esploratore – numerosi quadri. Alcuni sono appesi alle pareti, molti appoggiati sul pavimento o su delle sedie. Ci sono molti stili diversi, forse erano tutti i quadri appesi in giro per la casa ed accumulati qui in vista di un trasloco? C’è la possibilità che qualcuno di questi quadri fosse stato dipinto da chi viveva qui?





Proseguo l’esplorazione e mi imbatto in un bagno un po’ bizzarro, con una vasca da bagno tradizionale ma incassata al livello del pavimento. Il bagno serviva una camera da letto arredata in maniera semplice. Nella cassettiera c’è ancora tutta la biancheria di chi ci viveva. Qui provo una sensazione strana e nuova, che non mi era mai capitata durante l’esplorazione di case abbandonate. Per la prima volta mi sento di troppo, quasi inopportuno, mi accorgo dell’intimità degli oggetti personali; vedere che qualcuno aveva frugato in mezzo a quella biancheria, lasciando tutto disordinato, sparso, mi provoca fastidio. Di solito si trovano vestiti di persone anziane, probabilmente morte; questa volta invece sono probabilmente di fronte agli oggetti di una persona giovane, che non so come mai abbia lasciato qui tutte le sue cose. Mi torna in mente la fotografia vista poco prima e mi avvolge una certa tristezza, Penso che questa casa doveva essere un progetto di vita, un sogno, un sacrificio per due ragazzi e poi chissà cos’è successo, tutto è andato a rotoli.
Vado avanti e trovo una cabina armadio zeppa di vestiti. Ma non sono vestiti recenti, sembrano tutti capi degli anni settanta e ottanta, continuo a non capire. Forse i ragazzi avevano ereditato l’abitazione e vivevano solo in alcune stanze, lasciando le altre com’erano, con il loro contenuto originario. La grande camera da letto che incontro successivamente sembra confermarlo. L’arredamento è decisamente antico, con armadi e letti decorati, il soffitto affrescato. Sul pavimento, tra il letto e una poltrona rossa circondata da altri quadri appoggiati sul pavimento, c’è un cavallino a dondolo anni settanta. In realtà sembra più una via di mezzo tra un cane e un orso.

Percorro un corridoio dal pavimento cosparso di libri, buttati a terra da una libreria. Trovo un locale con altri armadi e vecchi vestiti, uno divano viola e scatole di scarpe aperte e sparse in giro. Quindi è la volta di una grande stanza utilizzata come deposito, dove sono stipati divani, poltrone, un tavolo da disegno, giocattoli e altri quadri. Una cartelletta contiene dei bellissimi disegni di cavalli e cavalieri, questo mi conferma che probabilmente qui viveva un artista.



Proseguo con l’esplorazione (perdonatemi ma ad anni di distanza non ricordo con esattezza la planimetria del castello, che era davvero molto grande) e finisco in una stanza rosa colma di giocattoli. Su un lettino sono state posizionate diverse bambole e pezzi di bambole, un angolo un po’ inquietante.

Sul pavimento c’è una macchina a pedali in plastica, giochi in scatola, puzzles, pezzi di una posta scalextric, giocattoli anni ’70. Un’asta orizzontale attraversa la stanza e appesa ad essa c’è una barchetta di legno molto grezza. La finestra della stanza è aperta e il sole illumina la barca, che danza spinta dal vento fresco che soffia attraverso il locale.
Sulla soglia di una porta c’è una bambolina nel suo mini girello accanto ad una lavatrice giocattolo.

Oltrepassate, parte una scala con gradini in legno che mi porta ad un’altra stanza usata come deposito di oggetti vari e poi mi ritrovo su di un soppalco al di sopra del salone buio con camino che avevo incontrato all’ingresso. Il castello è abbastanza intricato come disposizione, innegabilmente. Torno al piano terra e raggiungo la cucina. Il tavolo è piastrellato e sorretto da blocchi di cemento. Sembra un lavoro fatto artigianalmente e un po’ spartano. Con le stesse piastrelle verdi è stato realizzato il “mobile” che ospita il lavandino. Dal lato opposto del grande camino (quello, originale) c’è un grande tavolo sovrastato da una struttura che ospita pensili adattati. Sul fornetto appoggiato sopra al piccolo frigorifero c’è un’altra foto dei due ragazzi. Questa volta vicini tra loro, che guardano in camera. Mi riassale quella sensazione amara, più che di abbandono, di fallimento, di distruzione di un progetto, di un sogno.

Una porta nasconde un piccolo sgabuzzino con la dispensa; in un armadietto a muro ci sono ancora bottiglie di spumante chiuse, passata di pomodoro, spezie e alcolici. Ora è tempo di attraversare un cortile interno e raggiungere dei grandi locali abbastanza spogli ma che nascondono una sorpresa: ad una parete è appeso un enorme arazzo/quadro (?) in stile arte moderna, molto suggestivo contrapposto alle balle di fieno appoggiate sul pavimento di fronte. In un’altra stanza trovo su di un tavolo degli stampi per realizzare delle piccole sculture. Non so se è qui che l’artista lavorava o se qui venivano esposti i suoi lavori.



Raggiungo l’esterno, il grande prato di fronte al castello, da cui posso ammirarlo e rendermi conto delle sue dimensioni. Il giardino ospita un pozzo e un grande serbatoio immagino per la nafta necessaria al riscaldamento. I piccoli edifici che si affacciano sulla corte ospitano delle vecchie stalle ma non trovo niente che valesse la pena di essere fotografato. Dopo qualche altro scatto all’esterno del castello, rientro e riguadagno l’uscita rifacendo il percorso dell’andata e torno a casa. In realtà, ma lo scoprii mesi dopo, in un edificio da qualche parte nel giardino c’era una piccola officina dove venivano lavorati manufatti in plastica con anche una vettura abbandonata all’interno. Tuttavia, non ho mai valutato la possibilità di tornare apposta per esplorarla, per di più ho appreso durante il 2025 che l’accesso al castello è stato chiuso.


Conclusioni
Il castello ha riservato molti ambienti diversi, molti ricchi di dettagli e oggetti. L’esplorazione è stata piuttosto carica di emozioni, forse mi sono lasciato suggestionare dalle fotografie trovate, immaginando una storia che forse non è mai nemmeno esistita. Di sicuro è stata una di quelle esplorazioni che hanno lasciato un “qualcosa”, uno di quei qualcosa che ci spinge a continuare l’esplorazione, nonostante tutto.
Le foto qui presenti risalgono a Marzo 2023.