Distilleria V.
Marzo 2023.
Premessa
Questa distilleria era uno di quei luoghi esplorati agli albori dell’Urbex in Italia da Lost Italy, ma che per una ragione o per l’altra non avevo mai esplorato personalmente. Erano trascorsi ormai 16 anni dal lontano 2007, ma non è uno di questi posti che piacciono agli esploratori mainstream, per cui è rimasto abbastanza nell’ombra. Gli unici suoi nemici sono stati i giovani vandali e una bonifica in programma da anni ma non ancora diventata realtà. Quindi ho deciso di tentare, iniziando la giornata esplorativa molto presto, iniziando da lei.
Storia
Questa distilleria nacque negli anni ’40 e continuò la sua attività fino appunto ai primi anni 2000. La sua chiusura lascia sul territorio una vera e propria bomba ecologica, con quintali di eternit sui tetti e sversamenti di sostanze chimiche nei terreni attigui.
Esplorazione
La conferma che le voci di bomba ecologica non sono infondate la ho ancora prima di entrare nel territorio della fabbrica. Non so da dove si possa entrare, quindi vado un po’ a intuito. Avvicinandomi al perimetro, la brezza che arriva dalla fabbrica mi porta un odore netto e intenso di alcool. Incredibile. Una volta all’interno mi infilo nel primo capannone che trovo, per capire come muovermi e trovo il primo dei tanti mezzi che troverò nella fabbrica, una pala gommata parcheggiata con una ruota a terra vicino a diversi fusti metallici verdi, dai quali è colata una gran quantità di olio (o chissà cosa).


Vedo numerosi macchinari e alcuni graffiti; ciò mi fa capire che il sito non è ancora stato svuotato e che non c’è un particolare controllo degli accessi.
Sul lato di un edificio c’è una porta metallica aperta. Ho trovato l’origine principale dell’odore di alcool. Il “magazzino fiduciario alcool” contiene quattro enormi serbatoi, che giacciono in una piscina di acqua (forse) e alcool. L’odore è insopportabile e mi allontano velocemente. Ovunque mi giri vedo serbatoi e silos di forme e dimensioni differenti. Lungo la facciata di alcuni capannoni corrono dei grossi tubi, tra cui uno del vapore con una delle classiche curve “omega”.





Mi addentro in altri capannoni dove giacciono macchinari, attrezzature e molti grossi tini di legno. Poi arrivo dietro alla palazzina degli uffici, dove sul muro rimane ancora la timbratrice e i porta-cartellini dei dipendenti. A pochi metri di distanza c’è una vecchia BMW serie 5 vandalizzata e parzialmente depredata di qualche pezzo. La palazzina degli uffici, dallo stile esterno marcatamente anni ’30, ha una scalinata interna decorata con dipinti raffiguranti persone che raccolgono l’uva, la trasportano e che poi consumano il prodotto finale, ossia il vino. Alcuni locali si sono conservati meglio di altri, sono rimasti parecchi arredi e oggetti, anche se i vandali hanno fatto parecchi danni, come ad esempio usare le bombolette di vernice su mobili di pregio.


Una stanza ha il pavimento disseminato di giocattoli e ai piani alti ci sono anche una cucina e delle camere da letto; ipotizzo che potesse viverci stabilmente un custode.



Arrivo su di un alto terrazzo proprio di fronte alla cima di alti silos arrugginiti che si stagliano di fronte alle campagne circostanti; sono al riparo dalla vista e ne approfitto per riposarmi un po’ mangiando del cioccolato.

Scendo nuovamente tra i capannoni. Mi colpisce un rimorchio piuttosto vecchio, con cerchioni marchiati Breda e con le frecce posteriori proprio a forma di… freccia.


Esplorando questi grandi ambienti trovo ancora molti macchinari, nastri trasportatori, caldaie, una sala di controllo. Trovo anche un piccolo laboratorio chimico con boccette di reagenti, probabilmente per controlli eseguiti sull’acqua impiegata nelle lavorazioni. Ci sono poi locali con serbatoi per l’acqua, caldaie, pompe e decine di tubazioni con valvole per la distribuzione del vapore.




Mi imbatto in un altro mezzo abbandonato, una Fiat Cinquecento blu con il logo della ditta sulle portiere e priva di volante, parabrezza e chissà quanti altri pezzi. Al livello superiore dello stesso capannone ci sono i resti di un generatore di corrente, probabilmente la turbina al quale era collegato veniva mossa da parte del vapore generato dalle caldaie viste in precedenza.


Dopo aver attraversato un altro capannone contenente enormi serbatoi metallici arrugginiti, arrivo ai piedi delle alte torri di distillazione. La tentazione di salirci è molto alta ma so che non lo potrò fare perché sarei in piena vista dalla strada che corre davanti alla distilleria.

Entro quindi nell’edificio adiacente che contiene diverse scalette metalliche che mi portano quasi alla stessa altezza delle torri. Da un balconcino, nascosto dalla vista dalla strada, ho un panorama su tutti i tetti dei capannoni, un “trionfo” dell’eternit, fatto di crolli, buchi, di lastre spezzate, cedute e spostate ovunque. Ridiscendo e trovo un passaggio per arrivare nell’edificio proprio alle spalle delle torri di distillazione. Qui ci sono degli spogliatoi dei lavoratori, con un armadietto ancora contenente i caschetti protettivi.



Poi è la volta di una grande stanza dove probabilmente venivano gestiti i processi di distillazione e che comprende anche un piccolo bancone per analisi chimiche. Una porta conduce all’esterno, sulle passerelle metalliche della torre di distillazione. È affascinante guardare tutti quei tubi che si intrecciano, tra gomiti, valvole e manometri. Una porticina mi conduce in un capannone adiacente, per la precisione su una passerella di legno a diversi metri dal suolo, che affianca la cima di grandi serbatoi metallici.



Ritorno al livello del suolo e trovo un’altra piccola pala gommata e altri fusti metallici e di plastica, ancora pieni di non so quali liquidi. Attraverso il piazzale ed entro negli edifici bassi che sull’altro lato si affacciano sulla strada. Il primo locale che trovo sembra essere l’infermeria, dove ci sono ancora le classiche vetrinette per i medicinali e un piccolo lavandino in un angolo; una pianta rampicante ormai secca ha iniziato ad avvolgere la scrivania del dottore.


Proseguendo a destra dell’infermeria ci sono dei garage, che con mio stupore scopro essere ancora occupati. All’interno trovo una Mitsubishi Space Runner e una lancia Dedra apparentemente ancora in discrete condizioni, perlomeno non smontate o cannibalizzate come invece sono le due Mercedes nei garage attigui.



Continua la lista dei mezzi abbandonati (questo è uno dei luoghi con il maggior numero di mezzi da me mai trovati, escludendo i depositi di auto veri e propri) con un camion Mercedes, tre rimorchi autobotte, un’autocisterna IVECO, un vecchio trattore Ford con un lungo braccio meccanico.




Tornando verso la palazzina direzionale, ma dal lato opposto del piazzale, c’è una palazzina bassa che contiene altri uffici. Le scrivanie, gli armadi, sono ancora pieni di oggetti, tra cui numerose bottiglie – alcune sigillate -, vecchi computer, stampanti e telefoni ricoperti da intonaco sfarinato.



Attraverso nuovamente il piazzale ed entro in un grande laboratorio chimico che appare incredibilmente semi-intatto e non vandalizzato. Ci sono ancora decine di provette, bottiglie, pipette in vetro che di solito sono le prime cose ad essere lanciate in giro e distrutte. Alcuni contenitori sono ancora pieni di liquidi non meglio identificati e i banconi sono cosparsi di confezioni di reagenti e prodotti chimici. Quando esco noto altre due auto aziendali nel piazzale, una vecchia Fiat Tipo rossa e una Fiat Panda grigia, anch’essa col logo della distilleria sulle portiere.



Proseguo verso l’estremità dell’area e dopo l’ennesimo locale contenente botti di legno ovali, mi imbatto in un’officina che ospita un muletto, un’altra piccola pala gommata e una vecchia BMW mezza smontata.



Torno nel piazzale per decidere se tornare a scattare altre foto in qualche reparto quando noto che al di là della strada, da un balcone al primo piano di una villetta due donne mi guardano con insistenza. Decido quindi che è meglio andarmene, dato che comunque sono quasi quattro ore che sono dentro e forse è più che sufficiente così. Mi incammino a ritroso verso il retro della fabbrica sparendo dalla vista delle signore per tornare nel mondo “normale”.
Conclusioni
Che dire, una fabbrica “must” per gli amanti dell’abbandono industriale. Non mi aspettavo che dopo tutti gli anni di abbandono e le incursioni vandaliche fosse ancora messa così bene e ricca di macchinari e oggetti. Sono stato davvero stupito dal numero elevato di auto e mezzi abbandonati ancora presenti; probabilmente il sequestro dell’area ha evitato l’asportazione legale del contenuto della fabbrica, che è rimasto fino ad oggi. La lontananza dai centri abitati ha forse contribuito a ridurre i vandalismi; se la stessa fabbrica fosse stata attaccata ad un centro urbano probabilmente sarebbe stata completamente devastata, come successo in molti altri casi.
Le foto qui presenti risalgono a Marzo 2023.