Acciaierie M.

Luglio 2022.

Premessa

Questa acciaieria è uno di quei posti che non ho scoperto nel mondo Urbex, bensì vagando con Google Earth nei dintorni. Anzi, dal satellite non mi sembrava neppure un’acciaieria, bensì un semplice insieme di cascine.

Storia

Questa acciaieria nacque all’inizio dello scorso secolo e chiuse negli anni ’80 in seguito ad una grande alluvione che gonfiò il torrente che la attraversa fino a spazzare via buona parte dello stabilimento.

Esplorazione

Questa fu l’unica esplorazione estiva di quell’anno (2022). Di solito quando fa molto caldo cerco di limitare i disagi cercando mete in quota, dove l’estate si fa sentire di meno. In realtà pensavo che questa località fosse più in alto e più fresca, invece si è rivelata un discreto forno.

Di questo luogo come premesso non sapevo nulla, tantomeno come entrare. Il cancello principale era chiuso da una catena e piuttosto in vista, così mi sono messo a cercare un passaggio più in basso. Attraversando degli orti e costeggiando il torrente riesco a risalire sulla strada interna, oltre il cancello visto in precedenza. Mi incammino all’ombra degli alberi procedendo in direzione monte.

Ad un certo punto sulla destra della strada spunta una grande villa, mentre sulla sinistra c’è lo scheletro di quello che doveva essere un capannone per il deposito di materiali. Le finestre a piano terra della villa sono tutte murate. Giro intorno all’abitazione districandomi tra la vegetazione per cercare un accesso ma anche la porta è ben chiusa. Trovo aperto solo il locale caldaia che però non è di nessun interesse. Un po’ scoraggiato proseguo lungo la strada che dopo poche decine di metri si affaccia sul torrente. Al di là del corso d’acqua vedo i fabbricati dell’acciaieria. Lungo il torrente ci sono dei capannoni senza ormai il tetto, praticamente dei ruderi. Il ponticello ha i parapetti di metallo arrugginiti e piegati all’indietro, un’immagine suggestiva coronata dal rumore della cascatella proprio a ridosso della strada. Dapprima cerco un accesso girando in senso antiorario intorno ai fabbricati. L’erba è molto alta e il prato è letteralmente coperto da centinaia di ragnatele, un’immagine che mi ha ricordato le foto viste su internet dell’Australia. Arrivo sul retro del complesso ma non ci sono accessi, il sentiero si alza e prosegue salendo sulla collina retrostante. In mezzo agli alberi trovo una vecchia voliera per uccelli. Ritorno indietro fino al ponticello e mi addentro tra i cespugli in direzione degli edifici. Infine riesco a raggiungere uno spiazzo da cui si accede a una vecchia officina. I muri, scrostati e verdi di muffa sono stati pasticciati da vecchie scritte che si stanno a loro volta scolorendo col tempo. Nel locale ci sono vecchi macchinari come una specie di tornio e un vecchio tavolo da lavoro. Sul soffitto ci sono paranchi con catene e ganci che penzolano per aria. In un locale adiacente trovo una vecchia bilancia industriale e una scaffalatura di legno verde con numeri verniciati sia a mano che con stencil per identificare i ripiani.

Ad un certo punto sento dei rumori e delle voci. Qualcuno si stava avvicinando dalla stessa strada che avevo percorso io. Mi porto allo scoperto per affrontare la situazione. Dai cespugli sbucano un uomo e una donna, pieni di borsoni, lui con diversa attrezzatura fotografica. Ci salutiamo e ci presentiamo, lui è un fotografo ed era venuto con la modella per fare degli scatti all’interno dell’officina. Mi spiega che il posto non è molto conosciuto nel mondo Urbex ma che lui ci viene spesso per questo genere di foto. Mi consiglia di andare a vedere una stanza che ospita le turbine della piccola centrale idroelettrica con cui l’acciaieria autoproduceva la corrente. Lo ringrazio e raggiungo il locale in oggetto. Probabilmente l’ambiente più bello, con i resti della turbina e degli alternatori in una stanza semibuia dalle pareti verdi per il muschio e la muffa. Su di un basamento di cemento ci sono anche dei resti ossei di qualche animale piuttosto grande.

Anche se la luce è scarsa fotografo i vecchi pannelli elettrici con voltmetri, amperometri e contatori dei KW/h montati su lastre di marmo. In un angolo della stanza ci sono impilati decine di “vasi” che forse erano degli stampi usati per il metallo o forse isolatori, non so.

Esco di nuovo all’aperto e vedo la modella camminare in mezzo ai cespugli con un lungo vestito a strascico… mah, salgo le scale della palazzina, non li avrei più rivisti.

I locali sono molto fatiscenti, muri scrostati e piante rampicanti che fanno capolino dalle finestre. Sul pavimento trovo quello che restava di un materasso di lana e diversi documenti sparsi qua e là. Oltre ad un’agenda ci sono un fascicolo della camera di commercio industria e agricoltura del 1949 e lettere del ministero del lavoro e della previdenza sociale inviate all’acciaieria nel 1982.

Trovo quello che rimane di un locale cucina, riconoscibile solo per le pareti piastrellate e di un bagno. Tutte le stanze sono state vandalizzate con scritte e pasticci idioti, il frigorifero è stato lanciato dalla finestra sul tetto sottostante. Dalle finestre si ha una vista sugli altri fabbricati dell’acciaieria, totalmente inglobati dalla vegetazione; ci sono ancora i vecchi pali della corrente elettrica.

Arrivando in fondo alla palazzina entro in un grande salone che probabilmente era l’ufficio della Direzione. Soffitto rivestito in legno, un grande camino, ben quattro termosifoni agli angoli e accesso ad una grande terrazza tramite una doppia scalinata. Purtroppo la magnificenza della stanza è stata cancellata dai bimbiminkia che hanno pasticciato ovunque. La parete opposta a quella del camino ha addirittura un disegno a tutta altezza datato 2020 che non pubblico nemmeno per non dare risalto a questi simpatici vandali.

Torno sui miei passi e provo a discendere la sponda destra del torrente per vedere i ruderi dei capannoni. Purtroppo non sono rimaste che macerie e la vegetazione rende insensato persino lo scatto di qualche foto. Riattraverso il ponte e rifaccio tutta la strada dell’andata ma questa volta arrivo fino al cancello d’ingresso, che fa parte di una costruzione che doveva essere l’abitazione del custode. Dalla porta aperta sotto il portico di ingresso salgo fino ad un appartamento piuttosto grande quanto vuoto. In una stanza c’è un camino, poi doveva esserci una cucina e 2 camere da letto. Sul pianerottolo della scala ci sono ben quattro porte in quanto le stanze non comunicano tra loro ma si affacciano tutte proprio sulle scale. Al piano superiore un piccolo bagno e poi il sottotetto. Ridiscendo sulla strada e faccio il percorso dell’ingresso al contrario, fotografando da fuori questa casa alta e stretta che sta venendo inglobata dagli alberi.

Conclusioni

Un luogo oggettivamente non eccezionale ma che sono stato molto felice di esplorare perché sconosciuto nell’ambiente e ricco di fascino grazie al torrente che lo attraversa, alla strada privata e alla natura che in maniera importante si sta riprendendo il suo spazio.

Le foto qui presenti risalgono a Luglio 2022.