Albergo B.

Agosto 2021.

Premessa

Non avevo assolutamente previsto quest’esplorazione quel giorno. Era un semplice giro di ricognizione per valutare eventuali abbandoni papabili per un secondo momento. Sapevo che c’era questo albergo abbandonato perché lo avevo intravisto dall’auto diverse volte passandoci davanti ma non avevo idea delle sue condizioni, se fosse completamente sigillato o in ristrutturazione, dato che sulla facciata campeggiava da tempo un grosso telo di un’agenzia immobiliare con il rendering delle villette che avrebbero preso il suo posto…

Storia

Un piccolo albergo nato negli anni ’70, successivamente espanso fino ad arrivare a un tre stelle con 50 camere, ascensore, bar, ristorante, giardino e un grande parcheggio. Da quello che ho trovato all’interno penso che l’ultimo anno di attività sia stato il 2009. Non conosco il motivo della chiusura ma diversi altri alberghi della zona hanno seguito lo stesso triste destino.

Esplorazione

Eccomi dunque sulla strada davanti all’albergo, in pieno giorno e indossando una sgargiante maglietta rossa, non proprio indicata per infiltrarsi dove non si potrebbe senza essere notati. Da fuori non sembravano esserci spiragli per l’ingresso e comunque sarei stato in piena vista da centinaia di metri. Fortunatamente di fianco all’albergo c’era una casa al momento chiusa e senza recinzione che mi ha consentito di cercare e trovare un punto d’ingresso molto meno in vista.
Pensavo di essere finito in un ripostiglio separato dal resto della struttura e invece mi ero ritrovato nell’ufficio della direzione, proprio dietro alla reception. L’ambiente è piuttosto buio perché le tapparelle delle finestre sono quasi tutte chiuse, fortunatamente dalle vetrate dell’ingresso principale entra parecchia luce. Nella concierge ci sono ancora appese tutte le chiavi delle camere, con grossi portachiavi in legno che riportano il nome dell’albergo. Ci sono anche dei contenitori pieni zeppi di chiavi, probabilmente di tutti gli altri locali di servizio, cancelli, eccetera. Tra telefoni ed elenchi ci sono molte cartoline e volantini pubblicitari dell’albergo, con le foto di com’era quando era in funzione. Di fianco alla reception vedo una porta chiusa con sopra l’etichetta “Telefono”; probabilmente il locale dove una volta i clienti potevano andare per effettuare o ricevere chiamate (una volta non esistevano i cellulari ma solo le cabine telefoniche). La porta è chiusa e probabilmente tra le decine di chiavi che avevo visto nei contenitori c’era anche quella che l’avrebbe aperta, ma non avevo voglia di perdere tempo per cercarla, nella semi-oscurità; non sapevo ancora quanto tempo mi avrebbe richiesto l’esplorazione dell’intero stabile.


Scendo gli scalini che separano l’ingresso dalla hall dell’albergo; ci sono degli attrezzi da lavoro e degli arredi ammucchiati. Sicuramente è stata iniziata un’operazione di smantellamento per recuperare qualcosa dall’albergo, come di sicuro il mobilio. Ci sono delle reti di letti e numerosi TV a tubo catodico sparsi sul pavimento. Arrivo al bar; il bancone con le lavastoviglie e i lavandini è ancora integro. Ci sono ancora parecchie tazzine, bicchieri, stoviglie e anche il macinacaffè. Lo stile anni ’70 è facilmente riconoscibile.
Dietro al bar ci sono dei locali dove trovo un lettino, una vetrina porta medicinali e diverse cassette della frutta piene di libri e fascicoli di medicina. Ho poi scoperto che tra i servizi offerti dall’albergo c’era anche quello medico. Probabilmente un dottore era presente nella struttura in certi periodi per dare assistenza alla clientela (probabilmente in maggioranza della terza età) che già usufruiva dei vicini centri termali. Sul pavimento ci sono anche due computer semi smontati contenenti ancora il disco fisso… sarebbe stato curioso recuperarli per saperne di più…
Al piano terra dell’albergo c’è anche la sala ristorante, piuttosto grande ma ahimè vuota e buia. Il controsoffitto è stato rimosso e il pavimento è pieno di macerie; sono sopravvissuti solo un paio di mobili tipo credenze dove una volta stavano le stoviglie per i tavoli. Entro nella cucina, anche qui è rimasta solo la grande cappa centrale e la cella freezer. C’è poca luce e i locali sono praticamente vuoti, la zona ristorante mi ha proprio deluso. Torno verso la hall e salgo una breve scala che conduce ai bagni dedicati al ristorante. Ci sono ancora tre lavandini con ceramiche rosa nell’antibagno e i servizi per uomini e donne. Sulle porte dei servizi ci sono dei quadretti piuttosto kitsch che indicano uomini – donne. Sanitari e rubinetti sono ancora integri, ci sono addirittura le saponette e la carta igienica ancora al loro posto.


Prima di salire ai piani con le camere, seguo una scala che scende. Qui trovo un vero e proprio dedalo di corridoi da esplorare! Non avevo mai visto delle cantine così grandi rispetto alle dimensioni dell’edificio soprastante. Alcune stanze hanno delle bocche di lupo da cui filtra un po’ di luce ma i corridoi sono completamente al buio. Non avendo con me la torcia elettrica mi devo arrangiare con quella dello smartphone per vedere dove mettere i piedi; sul pavimento ci sono accatastati oggetti di ogni tipo, dalle stoviglie all’onnipresente alberello di Natale. Curioso in tutte le stanze; alcune sono usate come deposito per letti e brandine, scatoloni, coppe e trofei di trenta anni fa, bottiglie, ecc. Addirittura in fondo ad un corridoio ho trovato una scala che risaliva, curvando, per arrivare ad altre stanzette piene di questi oggetti; devono aver sfruttato al massimo il sottosuolo scavando queste cantine e doveva essere piuttosto scomodo recuperare ogni volta le merci e le attrezzature attraverso quegli stretti passaggi. In questo labirinto ho trovato anche la lavanderia, con lavatrici e macchine per stirare, cestini pieni di bottoni, fili e il necessario per cucire e fare piccole riparazioni alla biancheria. Con la luce del telefono illumino lunghe ragnatele che attraversano i locali con dei ragni bianchi attaccati; le ombre che proiettano sui muri sono giganti e un po’ inquietanti. Sono dei comuni ragni domestici che sono stati ricoperti dalle muffe, a causa dell’umidità dell’ambiente. Ne avevo visti di uguali nel CotonificioC-PN [esplorazione non ancora documentata sul sito]. Non so se siano morti o ancora vivi, comunque mi destreggio per evitare le ragnatele fino a che uno strano ronzio mi conduce ad un contatore della corrente… in tensione. Per sicurezza non tocco nulla e procedo oltre finendo in una grande rimessa dove probabilmente venivano parcheggiate anche le auto. Purtroppo non c’era nessun veicolo ma soltanto altre masserizie accatastate, una vecchia falciatrice, bottiglie e nulla di interessante. Scopro che anche la rimessa è aperta verso l’esterno e conduce al giardino/parcheggio frontale. Preferisco rimanere al riparo da possibili sguardi e rientro ripercorrendo la strada a ritroso fino a ritrovarmi nuovamente al piano terra.
Finalmente salgo al primo piano. Un corridoio permette l’accesso a tutte le camere. Entro nella prima di fronte alla scala, contiene ancora un letto singolo con materasso e coperte. La testiera è di legno rivestito di formica, con un comodino pensile dove appoggiato c’è un vecchio apparecchio per la filodiffusione. È l’unica camera che troverò con ancora il letto e l’unica con quel tipo di apparecchio, tutte le altre camere hanno la filodiffusione a muro. Inizio a esplorare le stanze; purtroppo sono tutte praticamente vuote. Ci sono ancora i lampadari e le applique a muro sui lati del letto, tutti di vetro bianco opalino. Ogni camera ha il suo bagno privato. I sanitari sono ancora tutti integri, manca solo qualche maniglia da alcuni rubinetti. Su molti copri water ci sono ancora le strisce di carta che ne certificavano l’avvenuta sanificazione. Alcuni bagni hanno la vasca, altri la doccia; ognuna con la sua tenda di plastica, bianca o verdina, in un caso. Un bagno per piano aveva le ceramiche dei rivestimenti di colore rosa (a mio parere orrende), forse la stanza più “lussuosa” del piano, chissà. In un bagno ci sono addirittura i porta sapone da muro con i fiori stampati.

Salgo al secondo e poi al terzo piano. In molte camere ho trovato appoggiata alle pareti l’anta dell’armadio che conteneva lo specchio; forse perché dovevano recuperarli o smaltirli in altro modo, mah. In ogni caso, a parte rari armadi a muro ancora presenti e la testiera in una camera del terzo piano, era l’unico elemento d’arredo rimasto. Nell’unico comodino superstite ho trovato due copie dell’antico testamento; praticamente una cosa vista finora solo nei film americani, catapultata nella provincia italiana. In poche camere è sopravvissuto anche il telefono rosso con tastiera a toni, senz’altro un’aggiunta degli anni ’80 o ’90 alla dotazione delle stanze. Al terzo e ultimo piano le uniche differenze rispetto ai piani sottostanti sono il soffitto mansardato, le grandi terrazze comuni e private che dovevano far godere gli ospiti di un ottimo panorama; oggi gli alberi hanno superato in altezza l’albergo e la vista è senz’altro molto pregiudicata. Nel corridoio del terzo piano c’è ancora un grande specchio con cornice barocca con una targhetta personalizzata che recita: “IL SILENZIO DI OGNUNO È IL RIPOSO DI TUTTI”. Assolutamente d’accordo con il monito, ma c’è da dire che lo specchio non c’entra nulla con lo stile di tutto il resto dell’albergo e che la collocazione proprio di fronte ad una porta a vetri ne rende difficile l’utilizzo, avendo la persona che vi si specchia una gran quantità di luce alle spalle. Una porta nasconde una scaletta metallica che sale, salgo pensando di trovare un accesso per il tetto ed invece conduce nel locale che contiene il motore dell’ascensore e nulla più. Altre porticine portano ad alcuni solai proprio sotto le tegole; il caldo qui è asfissiante così comincio la discesa.


Tornato al pian terreno trovo altre stanze che mi erano sfuggite in principio, alcune sembrano degli spazi comuni, con tavoli e sedie, altre forse erano usate come abitazione dal personale o dai gestori. Trovo una cucina ancora arredata, delle stanzette con dei materassi, un comodino contenente delle riviste di gossip del 2008. La visita è finita, ripercorro a ritroso il percorso fatto per entrare e mi ritrovo di nuovo al sole del 2021.

Conclusioni

Un albergo non certo storico e purtroppo quasi totalmente vuoto, ma anche totalmente sano dal punto di vista dei vandalismi. Un posto non certo imperdibile ma che è “piovuto dal cielo”, per cui la soddisfazione di averlo esplorato è stata forse maggiore del dovuto. Di certo devo ringraziare la perseveranza avuta nel cercare un accesso, nonostante sembrasse molto improbabile trovarlo.

Le foto qui presenti risalgono ad Agosto 2021.