Comprensorio O.

Ottobre 2022.

Premessa

Questa immensa area abbandonata era l’obiettivo principale della giornata. Avevo visto delle foto molto molto interessanti ma sapevo che ci poteva essere molto di più. Le attese non sono state deluse…

Storia

Nato negli anni ’60 dello scorso secolo, questo stabilimento è cresciuto nel tempo, dando lavoro a migliaia di persone che abitavano nel circondario. Quando l’azienda iniziò il declino i capannoni vennero usati da diverse imprese esterne. Ad esempio in uno dei capannoni principali, prima dell’abbandono totale, c’era un grande call-center. Un disastroso incendio scoppiato una decina di anni fa sancì la fine definitiva per quest’area. Da mesi si rincorrono le voci su progetti per farla rinascere ma fino ad ora niente si è mosso.

Esplorazione

Nonostante l’immensità dell’area e quindi la lunghezza del suo perimetro, non abbiamo trovato questa grande abbondanza di punti di ingresso, quindi abbiamo dovuto optare per l’intrufolamento veloce. Dal confine ai fabbricati abbiamo dovuto camminare un po’ lungo una delle strade interne prima di arrivare al capannone più vicino.

Il Call-Center

Mentre esternamente non c’erano segni di danni sull’edificio, ci è bastato attraversare un corridoio per raggiungere uno scenario incredibile. Molti elementi del tetto sono crollati al suolo. A terra piante ed alberelli sono cresciuti in mezzo a scaffalature, tavoli e altre lamiere bruciate e contorte.

Non è molto sicuro camminare in mezzo a questa distruzione quindi torniamo nella parte “sana” dell’edificio e salita una scala ci troviamo nel call-center vero e proprio. Anche qui lo scenario è pazzesco. Decine e decine di postazioni da lavoro, con scrivanie, sedie, computer e monitor ancora al loro posto. Sui muri ci sono le pubblicità della Telecom dell’epoca, con testimonials Michelle Hunziker e Nicola Savino. Le scrivanie sono ancora piene di oggetti personali, come peluches, cartoline, fotografie, agende, appunti, penne ecc.…

Il controsoffitto è annerito dal fumo, ma più ci avviciniamo al lato del locale vicino alla zona colpita dall’incendio più notiamo delle cose alquanto insolite da vedere. Ci sono dei monitor con le plastiche deformate, stampanti e fax che sembrano delle sottilette sciolte in forno. Possiamo solo immaginare le temperature che si sono raggiunte in questo luogo durante l’incendio! Mi stupisco di come la carta presente non si sia incendiata e rifletto sul fatto che le plastiche sono state realizzate bene, si sono sciolte ma non si sono incendiate, così come gli arredi. Un monitor ha il pannello LCD caduto in avanti mentre la plastica della scocca si è afflosciata tutto intorno come se fosse della fontina. Una tastiera è tutta ondulata coi tasti ormai diventati quasi sferici. Tutto è coperto da polvere nera: telefonini, mouse, cuffie.

Sappiamo che prima di noi sono passati altri esploratori ma anche vandali e ladri. A praticamente tutti i computer sono stati rimossi gli hard disk e le memorie RAM. Forse potrebbe essere stata l’azienda stessa per salvaguardare i dati personali e recuperare almeno un po’ di materiale. Le cassettiere sono senz’altro state rovistate alla ricerca di materiali di valore. Troviamo una stanza che probabilmente veniva usata per le pause degli impiegati, ci sono tavoli rotondi e sedie dove immagino le persone che facevano un break chiacchierando tra loro. Percorriamo un corridoio e troviamo diversi locali dell’I.T. tra cui una grande sala server. È stato smantellato quasi tutto ma sono rimasti molti componenti, monitor e persino le batterie dei gruppi di continuità. Una stanza poi ospitava il laboratorio di informatica dove probabilmente venivano preparati i pc per le postazioni, effettuata la manutenzione ecc. Sul muro ci sono appesi ancora gli schemi delle reti LAN. I computer sono tutti dei primi anni duemila, minitower HP con processori Intel Pentium 4.

Non manca anche una sala per i corsi, con il telo per il videoproiettore, la lavagna bianca sul muro e numerose sedie. Lungo il corridoio ci sono anche sale riunioni, gli uffici dei responsabili e la cabina di regia dove veniva monitorato il flusso delle chiamate in ingresso. Terminata l’esplorazione del call-center usciamo di nuovo sul viale interno e giriamo intorno all’edificio per entrare in un’altra zona incredibile.

Il Reparto Stampanti

Entriamo nel capannone dove troviamo dei tavoli e delle cappe aspiranti per analisi chimiche. Anche questa zona è stata lambita dal fuoco, ci sono delle attrezzature bruciate e dal soffitto penzolano le plafoniere al neon. Di sicuro qui lavoravano con delle sostanze chimiche.

Capiamo subito di cosa si tratta quando vediamo la struttura al centro del capannone, parzialmente coperta da teli di plastica. In una specie di scaffalatura ci sono tre grandi cilindri di vetro pieni di liquidi colorati, senza dubbio inchiostri per la produzione delle cartucce ink-jet. Il primo cilindro è giallo, il secondo magenta e il terzo ciano. Davanti a ogni cilindro c’è un motore, dei manometri e le tubazioni per regolare l’inchiostro in uscita. Ovviamente ci facciamo delle foto davanti a questo incredibile macchinario, indossando anche uno dei grembiuli in gomma che usavano gli addetti al reparto. In un angolo c’è anche un grosso serbatoio di plastica la cui parte superiore si è parzialmente fusa per il calore dell’incendio.

Il locale adiacente è un magazzino con grandi scaffalature cariche di bancali pieni di stampanti multifunzione confezionate. Molte scatole hanno il nastro adesivo di MediaWorld, di Auchan, di Carrefour, quasi tutte hanno adesivi di corrieri, quindi pensiamo che siano tutti modelli guasti che sono stati resi dai negozi di elettronica durante il periodo di garanzia. Sarebbe stato divertente prendere una stampante per vedere se fossero ancora funzionanti; il problema principale sarebbe che non si troverebbero dei drivers adatti per farle funzionare con i sistemi operativi attuali.

Proseguiamo oltre, dove troviamo all’interno del capannone un locale cucina e di fianco dei locali adibiti a mensa per gli operai del reparto stampanti. Sul lato più esterno del capannone ci sono invece i locali dell’infermeria, l’ufficio dove lavorava il dottore, con l’armadietto per i medicinali, le scrivanie con il computer e una stanzetta separata dove c’era il lettino e il paravento per le visite mediche ai lavoratori.

Verso l’interno del capannone invece gli effetti dell’incendio sono stati devastanti, ci sono grandi stanze probabilmente usate come laboratori di assemblaggio ormai mezze crollate. Non è solo il controsoffitto ad essere caduto ma proprio le grandi putrelle in cemento che sostenevano il tetto del capannone. Decidiamo a questo punto di uscire da questo edificio per dirigerci verso un altro enorme capannone.

Il Magazzino Spedizioni

Questo capannone non ha niente di particolare da offrire, ma quello che lo rende particolare sono le sue dimensioni. Ho calcolato con Google Earth che si tratta di un rettangolo con base di 325 metri e altezza di 110. Al centro decine di linee di scaffalature industriali ancora nuove, infatti su un cartello viene riportato come anno di costruzione il 2004. Le vetrate perimetrali e i lucernari sul soffitto sono in ottimo stato, questo capannone potrebbe tornare a funzionare con una minima spesa.

Questo capannone ha due edifici più piccoli collegati ad esso sul lato Nord. In questi spazi dovevano esserci degli uffici, ci sono numerose colonnine metalliche tra soffitto e pavimento con le prese elettriche per le scrivanie. Troviamo anche diversi schedari pieni di documenti imballati e sistemati su pallet di legno pronti a essere trasportati via parecchio tempo fa. Troviamo anche una vecchia mappa per l’anti-incendio dove vediamo che anche nel capannone enorme appena visitato una volta venivano prodotte le stampanti, mentre nel più piccolo dei due edifici satelliti c’erano gli uffici acquisti. Saliamo sul tetto della palazzina e da qui possiamo vedere come gli alberi siano cresciuti a dismisura all’interno dei micro giardinetti posizionati davanti alle finestre degli uffici.

Il catrame che ricopre il tetto è in buone condizioni, anche questa palazzina potrebbe essere di nuovo usata dopo una ristrutturazione. Dall’estremità occidentale del tetto vediamo la portineria con la batteria di tornelli usati dal personale per entrare nell’azienda dopo aver lasciato l’auto nel grande parcheggio retrostante.

Terminiamo la visita di questa parte, poi ci dirigiamo a ovest per visitare un altro grande capannone.

Il Reparto Personal Computer

Ovviamente queste nomenclature sono relative a ciò che abbiamo trovato al momento dell’abbandono; nel corso degli anni questi capannoni hanno ospitato diverse tipologie di produzione, come ho potuto vedere dalle foto storiche degli anni ’60, ’70 e ’80. Questo edificio ha le vetrate perimetrali ricoperte da una pellicola verde che rende colorata la luce che illumina gli uffici.

Il capannone è completamente vuoto, rimangono solo delle pareti divisorie per dividere le diverse aree e i cartelloni appesi al soffitto che ne indicavano la funzione. Quello più ad effetto è un cartellone viola con la scritta “personal computer”. Poi ci sono “assiemaggio installazione sw”, “preparazione lotti”, “documentazione e accessori”, “laboratorio progetto e archivio tecnico”. Vicino a quest’ultimo appeso ad una parete c’è un calendario del 2003 con la mappa della Silicon Valley e tutte le aziende che parteciparono alla rivoluzione informatica di quegli anni.

Sul pavimento trovo una striscia lunghissima di adesivi “Intel Inside – Pentium 4 HT”, è una bobina che qualcuno ha pensato bene di srotolare a terra. Ricordo benissimo quegli adesivi, erano applicati sugli scatoloni che contenevano i nuovi personal computer equipaggiati con quei processori. Purtroppo non ci sono altri residui della produzione dell’epoca.

Questo capannone è stato visitato dagli imbrattamuri, infatti ci sono degli scarabocchi sulle pareti perimetrali. Per fortuna il capannone è talmente grande che quasi non si notano. Quello che si nota invece è un gruppo di nove estintori che sono stati completamente colorati in vari colori e messi in fila in mezzo al pavimento del capannone. Per una volta un uso delle bombolette che non rovina gli ambienti abbandonati ma che dà semplicemente un tocco di colore.

Nella parte sud del capannone troviamo infine delle pigne di vecchio materiale HW. Altoparlanti, modem, schede video, scanner, stampanti e mucchi di monitor CRT di diverse dimensioni. Tutto materiale ormai obsoleto ma che all’epoca valeva parecchi soldi.

Usciamo anche da questo edificio e ci troviamo di fronte ad un viale che da ovest va verso est, che costeggia un altro capannone lunghissimo, Google Earth dice quasi 600 metri. All’estremità ovest ci sembra di vedere delle merci imballate sotto ad una pensilina quindi crediamo che una parte del capannone possa essere utilizzato da qualche azienda di logistica; preferiamo non avvicinarci e procedere invece verso est. Dalle porte (chiuse) del capannone vediamo che dentro è completamente vuoto, quindi non proviamo nemmeno ad entrare. Ci imbattiamo in un edificio quadrato di fronte al capannone, anche questo ben chiuso e dall’interno sentiamo provenire un forte ronzio. Si tratta probabilmente di una cabina elettrica attualmente in uso quindi evitiamo persino di toccarla.

Nei dintorni ci sono delle vasche piene di acqua putrida, forse erano usate per gli impianti anti incendio. Evitiamo di inoltrarci ulteriormente verso est perché sappiamo che alla fine della strada c’è una portineria probabilmente in uso di fianco ai tralicci dell’alta tensione (probabilmente una stazione di trasformazione ancora funzionante). Decidiamo che abbiamo visto abbastanza, quindi ci rimettiamo in cammino in direzione nord. Ci fermiamo sulle scale esterne del capannone che ospita il call-center per mangiare il pranzo e riposarci dopo una mattinata abbastanza faticosa. Dopo aver visitato l’interno della portineria, che contiene ancora delle chiavi di alcune auto, attraversiamo l’immenso parcheggio deserto per ritornare all’esterno.

Conclusioni

Un’esplorazione molto interessante, di un luogo che ha diverse particolarità meritevoli. A parte la storia che ha attraversato questi capannoni, il call center con i segni dell’incendio e il reparto con gli inchiostri per le stampanti sono cose che non si trovano comunemente in giro. Sarebbe interessante anche ritornarci per esplorare le piccole zone che non abbiamo visto.

Le foto qui presenti risalgono a Ottobre 2022.