Istituto Medico Pedagogico

Nel nostro Bel Paese è possibile incappare in edifici abbandonati come questo, per cui davvero non si capisce come possano venire dismessi. In buono stato, attrezzati di tutto punto e – aggiungerei – necessari ai bisogni della società. Invece succede anche questo, che un centro di accoglienza per disabili psicofisici con patologie neuropsichiatriche, in questo caso bambini e ragazzi, venga chiuso e lasciato a se stesso.

Ricordi dall’esplorazione:

Un’altra esplorazione casuale.  In ferie […], un giorno decidiamo di andare a B. e sulla strada c’era […] che pure doveva essere un borgo carino. Infatti ci fermiamo, passeggiamo per il paese quand’ecco che tra le casette tipiche […] spicca un palazzone completamente stonato con l’ambiente circostante.. con finestre aperte e chiari segni di abbandono. Lì per lì sembrava una scuola. Andiamo a vedere! Quella sera sarebbe partita una festa di paese estiva e si allestivano gazebo, tavolate, ecc. Nostante ciò siamo entrati con naturalezza nei giardinetti antistanti… il cancellone era spalancato! Ecco le giostrine e le altalene arrugginite, il campo da basket erbaccioiso e in fronte la grande facciata dell’edificio. Alcuni peluches e scritte attaccate all’interno delle finestre erano un buon segno e un richiamo irresistibile, tipo il miele per un orso.  Dopo l’iniziale sconforto per la difficoltà di entrare ecco la determinazione aguzzare l’ingegno e trovare il modo per accedere. Siamo entrati in un locale che doveva ospitare le cucine, vuoto.. e un laboratorio tipo di giardinaggio, sempre vuoto… la delusione di trovare un abbandono svuotato stava incalzando, quando ecco che invece, non appena fatta la prima rampa di scale, le mandibole sono rotolate a terra…
Lunghi corridoi finestrati che a sinistra presentano numerose porte. Dietro queste porte grandi stanzoni ancora intonsi, con divani, sedie, poltrone, tavoli, armadietti… tutti colmi di giocattoli, peluches, foto e disegni alle pareti. Televisori, tastiere musicali, macchinine, cuscini, letti, lettini, attaccapanni… tutto personalizzato con nomi e disegni di bambini. Ogni piano ha bagni con docce, sanitari, specchi… sostegni e sedute atte ai portatori di handicap, tutto integro… dispenser di tovaglioli ancora pieni, cartaigienica, spazzolini e portaspazzolini… tutto, insomma. Anche l’acqua corrente, ebbene si.
Tutti gli arredi devono essere anni ’70/’80, forse ’60 nei piani più alti e più moderni ai piani bassi.
Al centro di ogni piano c’è un locale cucina comunicante con 2 diversi stanzoni. All’interno ancora tutto: friggitrici, macchine per impastare, forni, fornelli, bottiglie d’olio, contenitori sottovuoto, pasta ancora confezionata, ecc…
Ora non so più dire a quale piano, mi sembra al penultimo, ci sono i lettini per la psicomotricità, box per i più piccoli e una stanza angosciante, imbottita con materassi per i casi più seri.  Qui troviamo anche letti/barella, quelli con ruote e sollevabili, praticamente nuovi e con ancora lenzuola e cuscini. Tende colorate alle finestre, sedie a rotelle, medicinali, confezioni di pannoloni e ancora armadi pieni di giochi in scatola. Il clou forse è stato trovare un plastico ferroviario, un po’ disastrato ma pur sempre un plastico ferroviario in un abbandono, non so se mi spiego.
Purtroppo ho solo la compatta ma l’abbondanza di luce mi facilita il compito.
Andando sempre più su troviamo anche un laboratorio di creatività, dove i bambini/ragazzi con le educatrici facevano ogni tipo di attività come collage, collane di perline, biedermeier, plastilina, fiori secchi, ecc. ecc.
All’ultimo piano una specie di aula/sala riunioni e le stanze più vecchie, con magnifici lampadari di vetro opalizzato e tende rosse sbrindellate dal vento davanti a finestre lasciate socchiuse.
Andiamo nell’edificio nord, che in confronto al Sud è molto più deludente. Le stanze sono piccole e personali (per dormire insomma) e piuttosto vuote; le tapparelle sono quasi tutte chiuse e quindi qui c’è poca possibilità di fotografare.
Ridiscendiamo soddisfatti fino al punto di ingresso e usciamo, ancora increduli di quanto abbiamo potuto trovare. Ops, qualcuno ha chiuso il cancellone… ma per fortuna non a chiave. Tiriamo su la maniglia, usciamo, richiudiamo. WOW!

Le foto qui presenti risalgono ad Agosto 2013.