Casa B.
Dicembre 2022.
Premessa
Non sono uno che corre dietro alle “figurine”, ossia in gergo Urbex, quei luoghi abbandonati che diventano molto popolari essendo esplorati e pubblicati da diversi esploratori nel giro di pochi giorni. Di solito sono quasi sempre abitazioni, come in questo caso. Questa villa è uscita come “casa dell’artista” o “casa della volpe” per la presenza di una volpe imbalsamata nello studio di un pittore. Mi sarebbe piaciuto andarci per la sua particolarità, perché comunque diversa dalla solita villa, ma soprattutto perché ero riuscito a trovare la sua posizione senza dover chiedere a nessuno, sfruttando gli indizi lasciati dal solito pigro youtuber. Purtroppo mi dovevo sbrigare perché la particolarità delle “figurine” è che vengono letteralmente assaltate dalle peggio specie di esploratori e presunti tali, con il risultato di avere luoghi saccheggiati, vandalizzati e/o blindati in brevissimo tempo.
Storia
Difficile risalire alla storia di case non storiche e di chi ci viveva dentro. Da quello che ho capito io, ci viveva la famiglia di un imprenditore nel ramo dei serramenti che forse ha avuto un tracollo finanziario. Probabilmente era lui l’artista e molto probabilmente amava lo sport del Golf, il biliardo e le serate con gli amici.
Esplorazione
Arrivo molto presto in una fredda mattina piovosa. La casa è abbastanza isolata e anche trovare un parcheggio per l’auto che non dia nell’occhio non è semplice. Inizio una lunga camminata tra fango e foglie secche salendo verso l’abitazione. La strada che percorro è inizialmente piuttosto in vista e temo che qualcuno di passaggio possa notarmi. Per fortuna non passa anima viva e riesco a raggiungere una zona riparata alla vista. L’ingresso al cortile è semplice e mi trovo fra la villa e la costruzione di fronte, che ospita delle rimesse e il laboratorio del pittore. Proprio da questo edificio sento dei rumori e delle voci; mi avvicino con cautela alla porta aperta che so essere quella della sala del biliardo e vedo all’interno i fasci di luce di torce elettriche. Mi tranquillizzo perché capisco che sono altri esploratori, quindi saluto cercando di non farli spaventare e ci presentiamo. Mi spiegano come entrare nello studio del pittore, quindi ci dividiamo per non intralciarci a vicenda; io decido di iniziare a esplorare la villa.
La porta d’ingresso è aperta, è stata forzata dai ladri che sicuramente hanno già fatto piazza pulita di qualsiasi cosa di valore ci fosse stata. Entrando, sulla sinistra c’è un salotto con camino. Mi innervosisco perché vedo che alcuni oggetti sono già spariti rispetto alle foto e al video visti pochi giorni prima. A parte questo, l’ambiente è ancora ricco di dettagli. C’è una grande vetrina purtroppo vuota che forse un tempo conteneva il modello di una nave a vela. Anche la confinante cucina è in buono stato, con utensili e stoviglie ancora appesi alle pareti. Attraversando la cucina si arriva nella sala da pranzo, questa messa davvero sottosopra dai soliti civilissimi, quindi nemmeno la fotografo.



Arrivo all’anticamera con il classico mobiletto per il telefono fisso e gli elenchi telefonici piazzato davanti ad una finestra. Vedo una scala che mi invita a scendere in cantina, dove trovo scaffali colmi di bottiglie di vino ancora piene. Non me ne intendo, ma facilmente c’erano dei pezzi anche pregiati. L’ipotesi migliore è che in seguito qualcuno se lo sia bevuto o rubato, ma non escludo che possano aver ribaltato gli scaffali distruggendo tutto.


A parte la caldaia e le solite cose che si possono trovare in una cantina, non c’era nulla di particolarmente interessante, quindi risalgo fino al primo piano.
Ci sono diverse camere; la prima in cui entro ha un letto matrimoniale parzialmente smontato e un armadio contenente vestiti anche firmati, direi anni ’80 e ’90. La seconda stanza è uno studio con un letto singolo e una scrivania sulla quale c’è una macchina per scrivere. Le pareti sono rivestite con una carta da parati verde a fiori. La finestra illumina la stanza con una luce molto morbida. L’aeroplanino di metallo che avevo visto in questa stanza sui social è ovviamente sparito e sono state sparpagliate le diapositive e le foto di famiglia. Un paio di scarpe è stato piazzato davanti al letto dal solito arredatore della domenica.


I bagni sono incredibilmente intatti, sembra che siano stati utilizzati fino al giorno prima. Prodotti per il corpo e i capelli, spazzolini da denti, pettini, tutto è ancora dove è stato lasciato e dimenticato. La terza camera in cui entro ha una carta da parati elegante e una tenda gialla alla finestra, che crea un’atmosfera calda. In realtà la tenda di sinistra è stata tagliata perché sotto c’è la cassettiera. Il letto ha una struttura in ottone ed è mezza smontata. Ci sono elementi che non c’entrano molto tra di loro come una poltroncina rossa e una lampada da terra con paralume rosso che mi ricorda l’arte africana. Magari sono cose che sono state spostate da qualcuno da altri locali, non posso credere che i gusti estetici dei proprietari fossero così folli.

La quarta camera è la più scenica. Carta da parati rossa, poltrone in pelle, un pouf/contenitore rosso con cuscino in velluto e struttura di vimini, la Gioconda appesa sopra al letto e un canguro di peluche sul comodino. Le tende sono molto eleganti e sul davanzale della finestra c’è un vasetto di vetro con dei fiori secchi.


Salgo le scale che continuano fino al piano mansardato. Qui c’è un grande salotto con poltrone, divano, tavolino ottagonale di fronte ad un enorme camino. Sulla mensola di pietra c’è una scatola di vimini piena di nastri Stereo 8, un formato audio in voga tra la fine degli anni sessanta e gli anni settanta. Dall’altro lato del locale un tavolo rotondo con diverse sedie e una grande credenza. Anche questo piano è dotato di un bagno decisamente in stile ’70 e di una camera da letto piuttosto spartana. A completare, una stanza usata come deposito, piena di scatoloni e corredata da un enorme nido di vespe staccatosi dal soffitto, grande come un pallone da calcio.


Vengo raggiunto dagli altri esploratori, l’esplorazione dell’abitazione è conclusa, quindi posso scendere nuovamente e dirigermi verso il laboratorio dell’artista.
L’ingresso è abbastanza acrobatico ma ben agevolato dagli aiuti piazzati da chi mi ha preceduto. L’ambiente offre un colpo d’occhio spettacolare, con le grandi vetrate che inondano di luce la stanza e tutte le tele del pittore.

Un grande lampadario in ferro battuto campeggia tra i tavoli coperti di album da disegno, riviste, tele e naturalmente la volpe impagliata che mi fissa. Le fanno compagnia un gallo cedrone e una pernice, sempre imbalsamati. Purtroppo anche qui manca all’appello una campana di vetro contenente delle farfalle che avevo visto in una delle prime foto pubblicate del posto. Per fortuna il locale è talmente ricco di oggetti che non si avverte troppo la mancanza di altro. Oltre ai quadri, circondati anche dalle piante rampicanti penetrate dall’esterno attraverso i serramenti, ci sono delle sculture e due presepi costruiti all’interno di vecchi televisori a tubo catodico.






Trovo una fotografia in bianco e nero scattata forse negli anni ’80 nel cortile della villa; si vedono due ragazzi con quattro cani, sullo sfondo una Jaguar parcheggiata. La sensazione che si consolida è quella di uno stile di vita alto. Dal lato opposto rispetto alla vetrata ci sono quattro poltrone di pelle e delle piccole librerie contenenti molti volumi riguardanti l’arte. Esco dal laboratorio mi dirigo verso la taverna.
Questo è un locale ovviamente arredato per passare ore in compagnia. Al centro della stanza c’è un tavolo da biliardo, con il suo tipico lampadario. Sulla parete c’è il segnapunti e il porta-stecche. Le palline purtroppo sono state sostituite con quelle da golf. In un angolo del locale c’è un caminetto, poi abbiamo diverse librerie e una stufa a kerosene. Ci sono tanti oggetti e la confusione è tanta e in visibile aumento, grazie al passaggio dei ladri e degli pseudo-urbex.


Davanti all’ingresso di questo locale c’è una montagna di porte colorate, probabilmente il campionario dei serramenti che produceva l’impresa del proprietario. Ci sono anche tavoli da lavoro e strumenti, segno che l’attività veniva almeno parzialmente svolta qui. Ma ancora più insolita è la presenza di un golf kart coperto da uno spesso strato di sporcizia. Una scala conduce ad un soppalco dove trovo altre porte colorate collocate su di un espositore e molti oggetti accatastati in armadietti e stanzette.
Scendo nuovamente ed entro in un altro locale, un’altra grande stanza per le feste. Un camino, divani, tavoli ricoperti di bicchieri, piatti di plastica, bottiglie di alcolici e una latta di biscotti al burro ancora piena. Sembra tutto pronto da anni per un party. Nell’angolo della stanza ci sono un organo, un mixer audio, un registratore a bobine, un amplificatore e grandi casse acustiche. C’è anche una grande cassaforte aperta, vuota e nascosta nel muro dietro le perline. Gli altri locali di questo fabbricato sono delle specie di cantine, forse in uno venivano persino tenuti degli animali. In uno di questi depositi giace un ciclomotore Peugeot di fine anni ’70.


Esiste un terzo edificio alle spalle di questo ed è una casa che forse veniva usata come dépendance e uffici. Trovo infatti una stanza con scaffali e faldoni di documenti, poi camere da letto, una cucina, il bagno, tutto piuttosto vuoto e forse inutilizzato da diversi anni anche prima dell’abbandono. Un ambiente molto poco interessante se non per una camera da letto dove vespe o calabroni avevano costruito un nido enorme tra le persiane e la finestra; qualcuno deve aver aperto la finestra causando la caduta di buona parte del nido sul pavimento. Deve essere stato spaventoso e pericoloso vedere questo nido abitato.


Dietro alla casa c’è un grande spiazzo in cemento che veniva usato come terrazzo. Ci sono delle grosse poltrone di plastica marrone piene d’acqua e ricoperte dal muschio e altre strane sedie azzurre. Purtroppo diluvia e non posso scattare foto da vicino per non rovinare la fotocamera. Così come non posso avvicinarmi alla Fiat 126 blu scuro che giace nel prato, vicino ad una grande bombola del GPL per il riscaldamento della villa.



Ho esplorato tutto quello che c’era da vedere, così mi rimetto in cammino lungo la stradina che scende dalla collina. Ad un tratto mi compare di fronte un’auto che sta salendo in senso opposto. A bordo ci sono due persone e il finestrino del passeggero è aperto; considerando che sta piovendo, di sicuro è perché mi vogliono parlare. In un istante mi preparo una scusa plausibile per la mia innocente presenza lì, saluto candidamente ma l’auto non si ferma nemmeno e continua la salita. Non mi faccio troppe domande ed accelero il passo verso la strada pubblica.
Conclusioni
Tirando le somme, sono stato contento di aver rincorso questa “figurina” perché ne è valsa la pena. La villa era ancora piena di oggetti e tutto sommato abbastanza in ordine; lo studio del pittore sicuramente insolito e molto affascinante; la sala con il biliardo e l’altra taverna per le feste non sono ambienti che si trovano spesso così ricchi di oggetti. Ovviamente nei mesi successivi ho potuto vedere altre foto che evidenziavano il progressivo peggioramento delle condizioni del luogo, con oggetti spariti (volpe inclusa), vandalismi, furti, eccetera. Quindi sono stato ancora più felice di aver deciso di andare il prima possibile ad esplorarlo.
Le foto qui presenti risalgono a Dicembre 2022.