Ditta Tessile T.

Ditta tessile fallita nel 2012. Pochissime informazioni trovate su questa azienda.

Ricordi dall’esplorazione:

Domenica mattina […] sveglia alle 6:15, colazione dell’esploratore e via. Arrivo a […] mentre tutti dormono, parcheggio di fronte alla […] , cambio scarpe, acchiappo il manfrotto e mi incammino verso l’ingresso che già da tempo avevo addocchiato. Calma totale, entro, mi fermo, trattengo il respiro e drizzo le orecchie per captare la situazione. Solo gli uccellini che cantano e qualche rumore proveniente dalla ferrovia. Subito eccomi di fronte a delle vasche piene d’acqua stagnante ricoperta da un denso strato di alghe verdi in cui galleggiano estintori, legni e un monitor a tubo catodico. Presto mi rendo conto che chi è passato prima di me ha fatto dei bei casini. Chiusini impignati su carrellini e tombini scoperti, estintori svuotati e lanciati un po’ dappertutto. Mi appropinquo alla centrale termica, un giocattolo rispetto a quelle della […] e molto più moderna, la ciminiera è di cemento, piuttosto anonima. All’interno della centrale rimangono solo i buchi dei macchinari e porte che si aprono nel vuoto. Mi ritrovo davanti ad un grande capannone, giro a destra e vado a fotografare il silos di CO² liquida. A pochi metri la palazzina degli uffici, di cui subito noto i vetri infranti e le sedie nel cortile che li hanno attraversati. Giro intorno alla palazzina, sul lato Ovest, ma non ci sono ingressi, dai vetri vedo lo spaccio aziendale che vendeva ai privati prodotti tessili. Rifaccio il giro della palazzina, assalito dalle zanzare e dalle mosche. Le vasche d’acqua putrida sono una fabbrica di zanzare. Ecco un ingresso, al piano terra entro nel locale CAMPIONARIO. Il pavimento è coperto da quintali di scampoli di tessuti, espositori, pannelli del controsoffitto, vetri, plafoniere, mobili ribaltati, neon distrutti.. sembra che sia passato l’uragano Katrina. Qui troviamo una macchina stampatrice (?) marca Biella e una cassaforte che ho evitato di toccare, tanto per stare tranquillo…
Da questo locale si accede all’atrio d’ingresso con le scale che portano agli uffici del 1° piano e, passata la timbratrice dei cartellini, si arriva allo spaccio aziendale. Uno stanzone vuoto, incasinato, farcito dalla puzza di feci di gatto, il bancone dove c’era la cassa, carrelli porta abiti con ancora le offerte attaccate. L’ingresso al pubblico dello spaccio è preso d’assalto dai rovi. Al piano terra ci sono altri 2 uffici con un archivio pieno di raccoglitori e quintali di campioni di tessuti sparsi ovunque.
Salite le scale, ricoperte da linoleum nero, si arriva al 1° piano, dove ci sono tutti gli altri uffici. Hanno tutti delle pareti vetrate perimetrali con tende a pannello che sbattono al vento e pareti mobili a dividere le stanze. Qui oltre ai danni dei ladri di rame i soliti geni hanno riempito di scritte qualche ufficio, rotto vetri, sedie e arredi vari. Gli uffici sono ancora chiaramente identificabili: l’ufficio CED, con scatole di software, hardware, dischetti, cavi, ecc; l’ufficio tecnico con il tennigrafo miracolosamente intatto, pieno di progetti e documenti sull’azienda come planimetrie, richieste di autorizzazione per gli scarichi nell’ambiente, uso del torrente […] (che scorre sotto lo stabilimento) ecc. Occhio alle merde umane fossili sul pavimento; l’ufficio servizi generali, con i resti dei toner e le cassette per la posta in ingresso e in uscita; l’ufficio amministrativo e del personale, pieno zeppo di raccoglitori. In un angolo una pigna di scatoloni contenenti vecchi pc e monitor, per un trasloco che non è mai stato eseguito. Un piccolo ufficio è pieno di mucchi di “Il Sole 24 ore”. Molto bello sul soffitto il gioco di luce che arriva dal basso dalla scala che sale dall’atrio sottostante.
Scese le scale attraverso il portico, che è il portale d’ingresso che unisce il cancellone d’ingresso e relativo parcheggio al cuore dello stabilimento, facendo attenzione che nessuno stia passando davanti all’ingresso della ditta. Qui entro nel MAGAZZINO merci, un capannone enorme e vuoto; rimangono solo dei grandi cilindri con ruote dove immagino erano arrotolate le stoffe e il gabbiotto dei magazzinieri con armadietti personali in metallo.
In fondo al magazzino una porta conduce a un locale che ospita un altro archivio pieno di raccoglitori pieni di bollettini e documenti. Questa “stanza” è affiancata da altre più o meno simili che danno tutte sul viale Ovest-Est che divide il MAGAZZINO dalla PRODUZIONE. In una di queste stanze sono stoccate ancora le materie chimiche come coloranti, acidi e altre belle schifezze chimicone. Una gru arancione dorme per sempre in un angolo. Fusti blu trasudano liquidi ignoti e da uno è uscita una colata simile al T1000 di Terminator2; uno scatolone riversa polvere arancione, mentre sugli scaffali altri bidoni sono chiaramente fradici e sversano il loro contenuto sul pavimento. Attenti a dove mettete i piedi… Anche qui c’è un gabbiotto con scrivania e a terra un simpatico catalogo […] che non guasta mai.
Attraversato il viale (cosparso di polvere ed estintori in cui era contenuta) si entra nel capannone della PRODUZIONE, che ha la forma di “L”. Qui spettacolari muri decay ospitano ancora tubazioni, manometri, lavandini per il lavaggio degli occhi, cartelli, segnali, ecc. A terra buchi lasciati dai macchinari, bulk pieni di acido acetico, barili blu di chimicone, tessuti, lamiere e materiali vari. Un gabbiotto vetrato con scrivania ospitava i manutentori e in una stanza defilata c’è una specie di magazzino-officina con scaffali pieni di ricambi per le macchine. Il capannone è davvero enorme, i passi rieccheggiano e spesso si uniscono ai rumori del posto: vento, acqua che ancora scorre nei pluviali, piccioni che volano e zampettano su lamiere e cornicioni.. insomma, qui l’adrenalina è salita un po’…specie quando un motore diesel d’auto in sosta molto vicina (la strada è al di là del muro perimetrale, in cui non sapevo se ci fosse un ingresso carrabile secondario) mi aveva già fatto defilare, in attesa che comparisse la vigilanza privata. Invece poi il misterioso mezzo è partito allontanandosi e mi sono di nuovo rilassato.
Comunque molti particolari da fotografare e una luce molto bella, diffusa dai lucernai che stemperavano il sole diretto della tarda mattinata.
Sul lato Sud-ovest di questo capannone ci sono i laboratori chimici e altri uffici, sempre devastati e cannibalizzati. Al piano superiore gli spogliatoi e i bagni degli operai: scarpe, vestiti, riviste in quantità.
Tornato all’esterno (finalmente, perchè l’umidità era opprimente) faccio ancora un po’ di foto alle vasche. Purtroppo quella tonda ha il bordo molto alto e per fotografarla devo alzare la macchina con le braccia e fotografare alla cieca. L’altra vasca tonda non era raggiungibile causa vegetazione stile jungla cambogiana.
Dopo aver aspettato che il vociare nei pressi delle case si fosse allontanato sono uscito con disinvoltura e con grande soddisfazione sono andato a fare delle esterne dall’ingresso principale.

Un breve video degli spazi all’aperto:

Le foto qui presenti risalgono a Settembre 2014.