Manicomio Di Mombello

Maggio 2007, Marzo 2008.

Premessa

Su They Fly Away era già presente una pagina chiamata Ospedale Psichiatrico G. A. (Giuseppe Antonini), con foto editate diversi anni fa. Durante il 2023 ho iniziato a riprendere “in mano” delle vecchie foto di quell’esplorazione e a rilavorarle con i miei gusti attuali. Mi è venuta quest’idea perché ho visto dei fotografi ripubblicare sui social i propri articoli di due o tre anni fa. Sintomo che il bisogno di likes va oltre quello che io possa immaginare! Comunque, ho pensato di fare la stessa cosa ma pubblicando le fotografie di questo luogo che sono per certi versi inedite alla maggior parte delle persone. Sono immagini di un posto che praticamente non esiste più, catturate in un periodo dove molti “esploratori” facevano ancora le foto ai gattini e altri giocavano ancora coi pupazzetti tornati a casa da scuola.

Alcune foto le ho lasciate così come le avevo lavorate nel 2007-2008, sono quelle senza watermark o con una sottile cornice nera; quelle con il watermark “they fly away” invece sono quelle inedite o rilavorate nel 2023 e 2024.

Storia

Ci sono centinaia di pagine on-line che parlano di questo luogo e della sua storia. Riporto qui solo poche righe da Wikipedia per i più pigri:

Il nosocomio nacque sui resti di villa Pusterla nel 1878 alla chiusura della Senavra milanese come nuovo Ospedale Psichiatrico Provinciale, una parte di cui fu poi intitolato al noto psichiatra Giuseppe Antonini, che ne fu anche direttore sanitario. Una seconda parte in seguito venne ristrutturata per ospitare i minorenni affetti da patologie psichiatriche e venne intitolata a Giuseppe Corberi, che aveva dedicato gran parte della sua attività di studio e lavoro ai fanciulli ricoverati. Il manicomio Antonini-Corberi è rimasto pienamente attivo, impiegando fino a 3.000 unità di sanitari e arrivando a contenere più di 1.000 ospiti, solo fino all’approvazione della legge Basaglia.

Ho scoperto dell’esistenza di questo luogo nel 1997, grazie alla serie TV “AleX, indagini su mondi segreti”; nel primo episodio “Cuori di Pietra” si parlava di mummificazione e veniva citato l’anatomista Giuseppe Paravicini che operò all’inizio del 1900 all’Ospedale Psichiatrico di Limbiate. Questo medico, avendo a disposizione tutti i pazienti che morivano all’interno dell’istituto, mise a punto un preparato segreto con cui riusciva a mummificare con risultati sorprendenti i cadaveri. La leggenda poi vuole che siccome i risultati migliori si avevano con il sangue non ancora coagulato, il Paravicini tendesse a iniettare la sua misteriosa sostanza nelle vene dei pazienti quando non erano ancora morti.

Il manicomio è famoso anche per aver ospitato il figlio mai riconosciuto di Benito Mussolini, Benito Albino Dalser, che vi morì di deperimento nel 1942.

Molti anni fa trovai in rete una mappa del manicomio risalente al 1890. Mancano alcuni padiglioni probabilmente costruiti successivamente, ma quelli indicati sono arrivati fino ai giorni nostri. Purtroppo non riesco più a trovare la fonte (il link che avevo non funziona più) per cui non posso citarla. Ho dovuto aggiungere dei watermark per disincentivarne il “furto” da parte di altri “content creators”.

Esplorazione

Il manicomio fu esplorato da uno dei membri di Lost Italy già alla fine del 2006, la mia prima esplorazione molto veloce risale a maggio dell’anno successivo. Solo uno dei padiglioni era aperto (ma non entrai), tutti gli altri erano lucchettati e blindati con pannelli di legno fissati dietro le porte. Ero entrato solamente nello scantinato di uno dei padiglioni dall’esterno, sperando che ci fosse una scala che salisse all’interno, invece i due ambienti erano completamente separati. Dentro ci trovai solo le caldaie e decine e decine di armadietti, panchine e sedie ammucchiati.

Mentre scattavo fotografie agli edifici delle officine, da uno dei viali interni, arrivò un’auto che si fermò a qualche metro da me. La donna alla guida aprì il finestrino e mi chiese che cosa stessi facendo lì. “Foto!” risposi sorridendo e mostrando la macchina fotografica. Lei assunse un’espressione mista tra la compassione e il disprezzo, dopodiché ripartì senza dire altro.

C’era un edificio aperto nel quale entrai, un grande capannone completamente vuoto, che era già stato imbrattato con la vernice spray.

Al di là delle sbarre dei padiglioni e dei locali chiusi invece tutto era sano e quasi intoccato.

Le foto qui presenti risalgono a Maggio 2007. 

Passò un po’ di tempo, ora non ricordo se ebbi l’informazione che i padiglioni fossero stati aperti o se tentai semplicemente, comunque nel mese di marzo del 2008, quasi un anno dopo, tornai per un’esplorazione decisamente più approfondita.

Ricordo che il primo padiglione esplorato fu il O. Rossi. All’ingresso il benvenuto lo diede una scala con la ringhiera completamente sovrastata da un’alta rete metallica installata per impedire ai pazienti di gettarsi nella tromba. Al pianterreno, in un grande stanzone, c’era un lettino medico; una porta era decorata con il disegno di un treno che si avvicinava (o se ne andava…) in fondo ai binari, un’altra porta riportava un grande, enigmatico numero “717” e due sagome di uomini con cappello ad aspettare dietro ad una porta (?).

La vernice si staccava dai muri e dai soffitti come neve; anche la porta della cucina era tutta screpolata e storta. Dal soffitto pendevano luci al neon e le classiche sfere di vetro bianco. Al primo piano grandi stanzoni vuoti, una stella a sei punte gialla a terra, un estintore su un tavolino, una scarpa da uomo.

Si percepiva ancora la presenza dei pazienti aggirarsi per le stanze qualche anno prima, guardare fuori attraverso le sbarre delle finestre, usare il lavandino ancora attaccato alla parete. Su una porta sfondata ci sono le impronte delle zampe di un gatto che l’ha attraversata. All’ultimo piano altri stanzoni nel sotto tetto, probabilmente usati una volta come dormitori.

Del secondo padiglione non ho annotato il nome, ma dovrebbe essere il Forlanini. È uno di quelli non presenti nella mappa storica pubblicata sopra ed è uno dei due più lontani dalla portineria. Per entrare ricordo che passai da una finestra di un corridoio e che subito m’imbattei in un piccolo malconcio alberello di Natale buttato sul pavimento. Questo padiglione era praticamente tutto vuoto e in particolare c’era una grande stanza con segni di incendio, probabilmente dove c’era un archivio documentale. Le pareti completamente nere, le plafoniere dei neon sciolte, fuse e penzolanti come la pelle di enormi serpenti dopo la muta. Per il resto bagni e stanze (camere) vuote.

Il terzo padiglione esplorato era il G. Ronzoni, dove mi apparve da subito evidente che nell’ultimo periodo d’uso ospitasse bambini. I vetri di qualche finestra dei corridoi erano stati dipinti di blu, verde e arancione per rendere un po’ più colorato il mondo interno. Sui muri di alcune grandi stanze c’erano disegni come i personaggi del Libro della Giungla, un grande castello, un lago con pesci e tartarughe nuotanti, paesaggi con prati verdi, montagne, cielo blu e il sole.

Sul pavimento, delle costruzioni in plastica simili al Lego e in un bagno, su un lavandino, una bambolina dai capelli rossi. Questo padiglione ha conservato ancora molti particolari, come avvisi appesi ai muri per la Sala TV, i turni dei bagni e dei clisteri, una stanza con ancora le tende alle finestre, una vasca per fare il bagno a pazienti non auto-sufficienti.

Il quarto padiglione invece fu quello che sulla mappa viene indicato come “agitate furiose”. In realtà non trovai nessuna cella, come del resto in tutto il manicomio, come invece ebbi poi modo di trovare in altri ospedali psichiatrici. I corridoi di questo padiglione sono per metà rivestiti da piastrelline grigie, con porte interne dai vetri satinati. Su uno di questi muri campeggiava una coppia di paperi gialli dallo sguardo un po’ sconsolato, mentre a terra, appoggiata al muro rimaneva la protesi completa di una gamba in plastica.

Una stanza ospitava molti armadietti, probabilmente dei pazienti, personalizzati con scritte e adesivi anni ’80 e ’90. C’erano poi le camere di degenza vere e proprie, con letti, materassi, comodini e a terra diverse scarpe e sandali. Fu abbastanza emozionante trovare un comodino con ancora un rosario appoggiato sopra.

Sul davanzale di una finestra del corridoio rimaneva un piccolo pupazzetto, forse un coniglio, che sembra abbia la camicia di forza (non si vedono le braccia) e senza la bocca. Sembra che abbia gli occhi sgranati in un muto grido di dolore.

Il quinto padiglione esplorato fu quello indicato come “semi agitate” sulla mappa e forse fu il più ricco di tutti, in termini di oggetti e testimonianze del passato. Il cancelletto estensibile era stato scardinato da qualche vandalo, che non si era limitato a quello. Si sentiva, infatti, un rumore continuo di acqua scrosciare. Una volta all’interno seguii il rumore per capirne l’origine. In un bagno erano stati rotti dei lavandini e anche un rubinetto, dal quale fuoriusciva un ingente flusso d’acqua che andava sul pavimento. Fortunatamente la pendenza conduceva l’acqua in un pozzetto di scarico al centro della stanza. L’esplorazione può iniziare. Questo padiglione ha corridoi molto luminosi, alti e dal soffitto a volta, con grandi porte vetrate e decorate con piccoli rombi di vetro verde. In giro c’erano diverse sedie a rotelle e altre sedie con rotelline sulle quali i pazienti potevano anche espletare le funzioni biologiche.

Sulle finestre che si affacciavano sul cortiletto interno erano ancora attaccate delle sagome in carta per il Natale e grandi fiori. Una stanza conteneva lastre al torace dei pazienti e molti registri degli infermieri.

Per ogni paziente venivano riportati gli eventi salienti in modo che gli infermieri del turno successivo fossero informati della situazione. Non pubblico le immagini perché avrebbe poco senso e dovrei oscurare tutti i nomi. Per chi è interessato, comunque, si leggono diversi passaggi. Agosto 1994: “[…] Ella è stata sveglia per tutta la notte fischiando e cantando.” Si capisce che in quegli anni non si parlava più di manicomio infatti le pazienti potevano anche uscire dell’istituto: “h 21:30 rientro dalla pizzeria delle pazienti”. La vita delle infermiere non doveva essere facile: “La paziente verso le 12:00 ha picchiato la codegente B; è stata praticata 1 fl di EN intra muscolo”. “La paziente ha aggredito per la seconda volta schiaffeggiandola al mattino la paziente L., nel pomeriggio la paziente F. (che non ha reagito).” “La paziente ha graffiato il volto alla codegente M.

Si va oltre, altri stanzoni divisi da pareti mobili, letti e comodini; su uno di questi è rimasto un cerchietto per capelli, abbandonato in mezzo al corridoio c’è un paio di scarpe tipo Superga.

Sul pavimento di un’altra stanza c’è un bigliettino realizzato da una bambina (Federica) per la sua mamma, con un fiore di carta e un fiocchetto. Un altro disegno per la Mamma rappresenta quattro persone che si incontrano su un prato verde sotto ad un bel sole giallo. Un terzo disegno illustra una bambina dalle trecce rosse che va a trovare la mamma dai lunghi capelli biondi, sdraiata nel letto dell’ospedale. Pensando a questi ritrovamenti fa ancora più innervosire il pensiero dei vandali che hanno cancellato questi ricordi per sempre.

Appesa all’antina di un armadietto metallico c’è una gruccia con un maglioncino giallo, a terra un santino, un rametto secco di mimosa, una moneta da 10 Lire e un fermaglio per capelli. In un’altra stanza si trova a terra un cartellone con attaccate delle foto della “festa di compleanno di Romana e Elisabetta” risalente al mese di maggio del 2000. Le foto ritraggono i pazienti che mangiano la torta, riuniti intorno a un tavolo, c’è un pianoforte, si respira molta serenità anche tra le infermiere sorridenti. La maggior parte dei pazienti nelle foto è già molto anziana e temo che nessuno di loro ci sia più, a 24 anni di distanza. Ho oscurato tutti i volti in modo che si possa apprezzare il cartellone e le scene di vita di quell’epoca.

Appeso alla maniglia di una porta in metallo c’è un pierrot realizzato con carta e punti metallici dai pazienti, probabilmente reduce da qualche festa di Carnevale.

L’ultimo padiglione esplorato fu quello a forma di “H” che si trova sulla mappa in corrispondenza del numero 22 “fanciulli”. In realtà questo era il centro diurno, un edificio abbandonato molto più recentemente e quasi totalmente vuoto. C’era solo un quadro, una stiratrice, un telefono sul pavimento e niente più.

Purtroppo all’epoca dell’esplorazione i due padiglioni quadrati (4 e 5 sulla mappa) ai lati della portineria erano ancora chiusi quindi non potei esplorarli. Lo divennero due anni dopo, uno ospitava le aule scolastiche, un laboratorio di chimica, un lettino con lampada scialitica e altro.

Le foto qui presenti risalgono a Marzo 2008. 

Nel 2010 ci fu anche l’inizio della fine di questo luogo. I primi video su YouTube dei bimbiminkia in “esplorazione” notturna e quelli in stile “Mistero”.

A maggio del 2011 c’erano i ladri di rame e un mese dopo era quasi tutto distrutto: pareti, vetri, termosifoni. A dicembre è il turno di Brumotti di Striscia la Notizia, a far conoscere per bene il manicomio anche a chi nemmeno sa cosa sia un ospedale psichiatrico e che adesso, incuriosito, ci vuole andare. Vengono intanto pubblicati ulteriori video inutili su YouTube come quelli che in 11 anni hanno riscosso meno di 500 visualizzazioni e 3 (tre) likes.

Nel 2012 esce un videoclip di un famoso “gruppo musicale” (Club Dogo) girato nel manicomio; nel video si vedono i protagonisti demolire a pugni le piastrelline di un muro e lanciare uno sgabello contro uno specchio mandandolo in frantumi. Davvero un bell’esempio, destinato tra l’altro proprio al pubblico dei bimbiminkia, che ora sono ancora più autorizzati a spaccare tutto.

Nel 2014 si parla di “un progetto da 5,3 milioni di euro per trasformare due vecchi padiglioni in Ospedale psichiatrico giudiziario, capace di accogliere fino a 40 soggetti”, che Regione Lombardia avrebbe confermato, con l’ok del Ministro della Salute.

Nel gennaio del 2015 ci torna Striscia la Notizia, stavolta con Laudadio, a mostrare la devastazione: tutti i muri pasticciati, tutti i vetri in frantumi, mobili e materassi bruciati, documenti sparsi ovunque.

Nello stesso anno, quattro bimbiminkia provenienti da Brescia e che volevano esplorare i sotterranei con la luce delle torce dei cellulari si sono persi tra i cunicoli, costringendoli a chiedere aiuto ai Carabinieri con il residuo di carica rimastogli. Una figura di M. stratosferica, indice del livello delle persone che si improvvisano esploratori del mistero e dell’ignoto attirati da quello che vedono sui social media. Ad aprile un ragazzino è precipitato dal quarto piano dalle scale interne di un edificio del complesso; lui e altri ragazzini si erano introdotti per una “esplorazione” dei locali abbandonati. Sempre nel 2015 esce un video su YouTube dove delle persone che hanno collaborato anche col programma TV “Mistero” si avventurano nei sotterranei (questa volta con un’attrezzatura decente) alla ricerca del fantomatico passaggio segreto con cui Napoleone sarebbe potuto scappare da Villa Crivelli Pusterla.

Nel 2017 addirittura qui viene girata una scena per un film con cameo di Johnny Depp, ossia ormai il Manicomio è spu**anato a livello mondiale. A marzo “un principio di incendio in un edificio abbandonato all’interno dell’ex manicomio di Mombello ha causato l’evacuazione a titolo precauzionale di una decina di anziani dal Centro diurno integrato”.

Nel 2018 fu l’Assessore al Welfare della Regione Lombardia Giulio Gallera (lo ricorderete per i suoi report quotidiani alla TV durante la pandemia COVID) ad annunciare “A Limbiate è previsto il completo recupero dei fabbricati nell’area di Mombello, attualmente in stato di abbandono, che darà certamente un valore aggiunto alla comunità locale”. A ottobre, “tre ragazzini di 17 e 18 anni, dopo essere entrati nei capannoni abbandonati dell’ex ospedale psichiatrico, lungo le corsie diroccate si sono imbattuti in altri due ragazzini, con intenzioni ben differenti dalle loro: i due infatti li hanno minacciati con un taglierino, riuscendo a farsi consegnare lo zaino da uno di loro, che conteneva pochi euro e il cellulare”.

Nel 2019, per la seconda volta in meno di due anni, la polizia locale di Limbiate è costretta a diffidare associazioni private dall’organizzazione di tour nei luoghi abbandonati della città. In particolare il manicomio è stato scelto come meta di una singolare “avventura horror” da un Club per la notte del 31 ottobre. Questa serata di visita con workshop fotografico era riservata ad un massimo di 15 persone (al costo di 50 euro a persona).

Nel 2020 tre minorenni sono stati fermati dalla Polizia locale all’interno dell’ex Ospedale psichiatrico, mentre completavano l’acquisto di strumenti da utilizzare per una rissa in programma l’indomani. Si trattava di un coltello multiuso/multilama e di una noccoliera (tirapugni), nonché erano in possesso di una fiaccola a torcia rubata su un convoglio di Trenord.

Nel 2021 un “famoso” YouTuber si reca nel manicomio di notte, ovviamente un atto totalmente inutile in quanto praticamente cacciato dagli abitanti clandestini e per il fatto che con le torce non si vede altro se non la situazione attuale di degrado: cumuli di spazzatura, devastazione estrema, feci umane sui pavimenti. A ottobre ecco le voci su un nuovo progetto di recupero: “Sarà la “Cittadella socio sanitaria di lotta alle dipendenze”, sorgerà all’interno dell’area dell’ex ospedale psichiatrico di Mombello e ospiterà reparti di degenza, ambulatori, ma anche orti, pensione per cavalli e auditorium. […] La posa della prima pietra è prevista per febbraio-marzo 2022.”

Per il 2022 non poteva mancare un’altra dichiarazione altisonante, a ribadire quella dell’anno precedente, questa volta da parte di Pietro Farneti, consigliere delegato di Fondazione Eris: “Qui sorgerà la Cittadella socio sanitaria di lotta alle dipendenze. […] Stiamo completando il piano finanziario per poter partire con il progetto esecutivo e quindi con l’inizio dei lavori che dovrebbe avvenire nel 2023”.

A settembre del 2023 uno dei tanti incendi che ha richiesto l’intervento dei Vigili del Fuoco, questa volta a bruciare erano spazzatura e copertoni accumulati in uno degli edifici.

Le ultime notizie che ho, di marzo 2024, parlano di un progetto (l’ennesimo?) per riqualificare il complesso trasformandolo in residenze per universitari e per anziani. Chi vivrà vedrà.

Conclusioni

Sarete in pochi ad essere arrivati fino a questo punto, leggendo tutto (senza guardare solo le figure). A voi dico grazie, questa pagina è stata scritta per persone che cercano di andare un po’ “oltre”, che si affezionano ai luoghi abbandonati e che sono curiosi di sapere qualcosa in più. Volevo dare un contributo condividendo come fosse il manicomio solo una manciata di anni fa (16) ma che per l’urbex a volte corrispondono a un’era geologica. Non è nel mio stile pubblicare il nome e la località di un luogo abbandonato, ma in questo caso -ahinoi-, non c’è proprio più nulla da difendere. Il fenomeno dell’Urbex come “moda” esploso negli anni ’10 e purtroppo popolato di persone improvvisate, superficiali e animate da intenzioni non troppo positive ha letteralmente travolto questo manicomio come un tornado; di fatto è stata una delle mete più conosciute e condivise selvaggiamente nell’ambiente (e non solo).

Se qualcuno per caso avesse altre fotografie del “prima” o esperienze da condividere, sarei curioso di vederle e saperle, trovate tutti i miei contatti in fondo a questa pagina. Grazie.