Cartiera C.V.

Aprile 2015.

Esplorazione

Approfittando della grigliata in campagna di pasquetta, svoltasi a soli 10 km circa dalla cartiera, non potevo mancare l’occasione. Perciò eccomi arrivare in un sonnecchiante primo pomeriggio nel desertico parcheggione inutile in mezzo ai prati. Le villette, in mezzo al nulla, si affacciano sulla cartiera. Sconcertanti anziani vanno avanti e indietro sulle loro biciclette nel parcheggio, su strade che non conducono in nessun posto. Insieme a loro i soliti annoiati padroni di cani scagazzanti che passeggiano e che concentrano la loro massima attenzione su qualsiasi cosa/persona insolita vedano nei paraggi.
Parcheggio non proprio sul confine col prato croccante (che croccante non era) ma più in mezzo, giusto per non far venire il dubbio ai meno scaltri che sono lì unicamente per entrare nella cartiera. Mi incammino pensando che la nonchalance sia la miglior cosa e infatti nessuno mi disturba nell’agevole introduzione.
Appena nel perimetro un grosso coniglio mi vede e scappa… era scampato alla Pasqua e non voleva rischiare oltre, si vede.
Una volta dentro ho subito l’impressione della devastazione, che non troverò proprio la situazione letta in precedenza. Capannoni vuoti sul lato est che bypasso velocemente, entro nel corpo centrale pregustando tubazioni, particolari goderecci e il laboratorio chimico… invece… è rimasto più che altro ciò che è di cemento, gran parte del metallo non c’è più. Quindi addio tubi gialli, grigi e valvole rosse. Solo buchi e buchi nel pavimento e nei muri, scalette di metallo senza pedane dei gradini, vetri rotti e detriti.

Vabbè, inizio a scattare un pochino quando inizio a sentire dei rumori provenire dai livelli superiori, seguiti da voci… mi appresto in assetto da possibile fuga vicino a un varco per capire chi potesse esserci: clandestini? Proprietari dell’area? Lavoratori del vicino inceneritore? Poi fortunatamente sento anche una voce femminile quindi escludo clandestini e operai… ma non ero ancora tranquillo. Non sapevo se cercare di evitare l’incontro o meno, ma sarebbe stato magari peggio trovarsi faccia a faccia con sconosciuti magari in una stanzetta chiusa. Quindi mi fermo finché vedo al piano superiore apparire un ragazzo dalla faccia abbastanza “normale” così lo saluto. Niente di male fortunatamente, però è possibile che anche stavolta mi son dovuto preoccupare? Continuo a scattare, avrò fatto 10 foto quando puff… batteria della reflex scarica. Ma l’avevo caricata la sera prima! Dopo varie imprecazioni cambio la batteria (per fortuna ne ho 2) e se anche questa mi avesse tradito avrei tiravo la reflex nel fiume vicino. Per fortuna non è successo, così incontro il ragazzo che nel frattempo era sceso, accompagnato da altri 2 ragazzi e una ragazza tutti intorno ai 20 anni. Dopo una rassicurante – per entrambi – presentazione (esploratori, solo uno di loro aveva la macchina fotografica) ci siamo scambiati info sul luogo… erano parecchio improvvisati, con scarpette normali vagavano qua e là… per fortuna non erano troppo casinari e non si sono fatti vedere dall’area industriale attigua. Dopo qualche minuto con loro, ho preso la mia strada, cercando questi benedetti laboratori. Li ho poi trovati verso la fine, con grande delusione: i soliti geni hanno fatto sparire tutto, e dai cocci di vetro marrone scuro trovati nel piazzale temo che le ampolle siano volate giù dalla finestra.

La caldaia Tosi? Non c’era più neanche lei, al suo posto però è rimasto l’angolo più bello della cartiera, secondo me. Un vero e proprio tripudio di canne arrugginite ti circonda, un organo da cattedrale a 360 gradi, o meglio, sembra più un grande carillon. Diciamo che la salita della scaletta zombie (con gli scalini metallici deformi e piegati) vale la pena.
Un giretto nel capannone con le donnine sui muri, un giretto nel cortile per qualche esterna, malgrado il sole sempre inopportuno in ogni inquadratura e le due ore volgevano al termine.

Conclusioni

Non che ci fossero forti aspettative, dato che la cartiera era di relativamente recente costruzione, ma sono rimasto oltremodo deluso dalla cannibalizzazione e vandalizzazione successivi al resoconto che avevano stilato altri esploratori di Lost Italy. La giornata di sole non ha poi aiutato sotto l’aspetto fotografico. L’unica cosa che mi è davvero piaciuta è stata entrare in quello che rimaneva della grande caldaia. È notizia attuale (primavera 2019) che la cartiera verrà presto demolita.